Tornata.
Mi pare quasi strano. Dopo otto giorni in giro tornare a casa è una sensazione di sana voglia di riposo e quasi di estraneità. Avevo voglia di tornare. So che prestissimo avrò di nuovo voglia di andare via.
Sensazioni strane durante questi viaggi. Come se avessi perso qualcosa. Odio perdere qualcosa. Come odio distaccarmi dalle persone. Stai a vedere se anche io sono un'abitudinaria, di fondo. Mi abituo alla presenza di quella cosa o di quella persona. O mi abituo alla sua assenza, intervallata da insalubri sprazzi di fantasmatica presenza.
In compenso ho riportato vino e grappa dalla Croazia. I croati bevono in modo assurdo. E la cosa peggiore è che gli sono stata anche dietro. Io dovevo capirlo che il baldo giovine che era la mia guida mi avrebbe portato sulla strada della perdizione. Dovevo capirlo da quando si è presentato il pomerigio in cui sono arrivata: "Scusa, ho un po'di problemi a stare fermo in piedi...Ieri ho avuto un gruppo di croati e mi hanno massacrato di vino e grappa". Ecco. Questo doveva già essere una spia.
E infatti devo dire che la mattina non so con quale faccia, tra tutti e due, ci siamo presentati al gruppo per portarlo a Zagabria. Sicuramente con una faccia abbastanza gonfia. Però pare non se ne sia accorto nessuno. Meglio così.
E dopo la Croazia c'è stato un breve intervallo di circa cinque ore a casa, poi giù in Puglia. La Puglia è bellissima. Splendida. E' la terra di Federico. Lui l'aveva eletta. Non posso non amarla. E poi il mare. Quel mare. Starei ore e ore a guardarlo.
Peccato che la cosa sia stata un po' funestata dalla pioggia. Ma forse è anche per merito della pioggia che a Ostuni sono entrata in un posto meraviglioso. Non avevo nemmeno capito che tipo di bottega fosse, quella. Nessuna insegna. Nessun nome. Sono entrata, attirata dalla serie di tamburelli appesi alle pareti. E poi mi sono messa a parlare col negoziante. L'artigiano. Lui fa i tamburelli. Insegna a suonarli e insegna armonia. E racconta storie. Mi ha parlato del nome di Ostuni. Mi ha raccontato della nascita del tamburello, dei ritmi della pizzica a seconda del posto dove viene suonata, del lavoro dei contadini. Ha tirato fuori libri, articoli di giornale ritagliati, fotografie. Mi ha raccontato delle tradizioni della sua terra, di quelle cose che si tramandano solo oralmente, e mentre lo diceva parlava un misto tra l'italiano ed il dialetto ostunese. A volte sembrava che parlassa per parabole. Era splendido: i tratti forti, i capelli e la barba folta, nerissimi, con qualche striatura grigia. E gli occhi scuri che brillavano. Sarei rimasta li ad ascoltarlo per ore.
Ho scelto il tamburello.
"Suoni?" "No." "Il tamburello te lo devi scegliere tu." "Si, ma su che base? Cioè, quale può essere quello più adatto? Io non lo so." "Te lo devi scegliere. E' una cosa tra te e lui".
Mi ha insegnato a tenerlo in mano correttamente (manco questo sapevo fare), a che distanza tenerlo dal corpo e a farlo vibrare con un dito. Mi ha fatto sentire dei ritmi che ovviamente non sono riuscita a riprodurre. E vabè, basta un po' di esercizio. Un uomo molto ottimista, lui.
"Quando torni a Ostuni ripassi di qui e mi fai sentire come lo suoni e suoniamo insieme".
Al momento non ho in programma di tornare ad Ostuni a breve termine. Ma decisamente urgono rudimenti di tamburello. Cercansi persone che abbiano la pazienza di insegnarmi a suonare il mio tamburello.
DANCING BAREFOOT

Odio gli addii. Odio anche gli arrivederci. In realtà odio il distacco. Da qualcosa, da un posto, da una persona.
E pensare che la mia vita è costantemente costellata da distacchi di tutti i tipi. Anche voluti, cercati, inevitabili. Il distacco da casa, il distacco da Lisbona, il distacco dai miei amici qui, il distacco dai miei affetti di la, i vari innamorati a distanza e tutti i saluti alle stazioni, agli aeroporti, agli imbocchi dell'autostrada, gli amici che cambiano città...Mi sembra sempre che mi abbandoni qualcosa, che un pezzo di me rimanga con l'oggetto o il soggetto da cui mi distacco.
Domenica la Sarina è tornata nella fredda Danimarca del nord. E' tornata alla sua vita. E la sensazione è stata sempre la stessa. Domenica pomeriggio accompagnata da un vuoto strano, nonstante l'operazione di soccorso alcolico prestata all'attore.
Poi mi passa. Poi mi ci riabituo. Poi piano piano tutto torna alla normalità delle cose.
E' buffo. Anche se la sua presenza qui è stata di due settimane circa (funestate da feste e dal mio lavoro, ovviamente), era normale per me fare quella telefonata per il gusto di farla. Per sentire che diceva. per organizzare una serata. Passata così, anche non facendo niente di speciale. Come se fossimo tornate indietro di sei anni, quando lei stava ancora qui. Alle volte c'è molta più distanza con persone che vivono qui e con le quali condivido molto più tempo.
E venerdi sera eravamo insieme, io, lei e la Lety. Sera di risate. Di cose serie affrontate con leggerezza. Di persone recuperate. Di complicità. Di stupidaggini che mi mancavano. Di togliersi le scarpe tutte e tre e camminare dal locale dove eravamo fino al parcheggio a piedi nudi. Ridendo come sceme e essendo completamente sobrie, senza pensare a chi ci potesse vedere e a cosa potesse pensare.
Mi mancava. L'ultima volta che ho camminato a piedi nudi in città è stato a Lisbona e non fu per deliberata scelta. Causa di forza maggiore.
Soprattutto, mi mancava farlo qui.
Non posso che ringraziare le due bambine per tutto questo. Per queste cose che sembrano sciocche e senza senso, ma che per me sono quelle piccole e insignificanti cose che fanno la differenza. E che mi fanno tornare a casa con un gran sorriso e mi fanno dire "Che bella serata che è stata!".
April is the cruellest month, breeding
Lilacs out of the dead land, mixing
Memory and desire, stirring
Dull roots with spring rain.
Winter kept us warm, covering
Earth in forgetful snow, feeding
A little life with dried tubers.
T. S. Eliot - The Waste Land
TIME AFTER TIME
Il tempo è inclemente.
Io mi sono resa conto che il tempo passa anche per me. Insomma, sto invecchiando (presto e male, torno a ripeterlo). Non me ne sono accorta dalle rughe. Quelle ancora non ce le ho. Qualche capello bianco si, me lo sono visto. Ma per ora non mi ha creato grosse paranoie o sconvolgimenti. Che poi al momento non ho un grande terrore del tempo che passa, anzi. Ma ho notato che ci sono alcune cose che denotano questo scorrere del tempo che mi creano un certo senso di sconvolgimento, tipo...
* Le amiche che cominciano a sposarsi. Sono più grandi di me, è vero, ma insomma, io qui comincio a perdere i pezzi delle mie uscite serotine e comincio a dover presenziare a matrimoni vari. Non so se sono psicologicamente pronta.
* La resistenza all'alcol, no, decisamente non è più quella di una volta. Se penso alla quantità di cose che bevevo a Lisbona, fino a che ora lo facevo ed i mischioni improponibili che ingurgitavo durante le mie notti...Ecco, lo facessi adesso andrei in coma etilico.
* I tempi di ripresa post - sbornia o post serata - devasto sono decisamente ben più lunghi.
* Ringhio nel vedere orde di sedicenni in giro alle 4 del mattino, pensando soltanto, con malcelata acidità per altro, che per me alla loro età era grassa se mi facevano tornare a casa a mezzanotte.
Il capitolo film - musica lo evito, perchè non costituisce un parametro. Sono una donna retrò, mi sono sempre piaciute cose che non collimavano col periodo cronologico in cui stavo vivendo. Negli annni 80 ci sono nata per sbaglio. Io stavo bene a vivere i miei anni ruggenti nei '60 o '70.
Ma c'è una cosa che mi ha sconvolto e che mi ha fatto capire QUANTO il tempo passi e sia passato e quanto io non sia più propriamente una ragazzina (anche se niente mi impedisce di farla). E la cosa in questione è questa qui:

Li avete riconosciuti? Si, sono proprio i Bee Hive, quelli del telefilm. Non vorrò dilungarmi sul look del Finicelli/Mirko, nè tanto meno sull'improponibile parruccone fatto indossare all'interprete di Satomi. Sorvolerò anche sul capino platinato di quello li nel mezzo, che manco mi ricordo chi sia nel telefilm. Nè parlerò del colore di capelli che avevano fatto a Manuel De Peppe. Quello che mi preme è farvi vedere come erano...
E adesso guardate un po' come sono...

Qui potrei fare il gioco della Settimana Enigmistica: "Chi sono questi signori XXX?"
Irriconoscibili. Imbolsiti. Invecchiati. Erano i miei miti di bambina. Non potevo perdermi una puntata. Anche perchè io ero innamorata persa di Manuel De Peppe. Mi piaceva da impazzire. Seguivo qualsiasi telefilm lo contemplasse nel cast (Don Tonino compreso, si!). Per me vederlo così è stato un vero e proprio colpo al cuore.
Ma guardatemelo, il Manuel. Sembra l'ombra di se stesso. ma dove è finito quel bel ragazzino dagli occhi allungati, l'espressione sagace ed il visetto arguto e malizioso? Ne è rimasto un trentenne (più vicino ai quaranta che ai trenta, mi par di capire) tirato e nemmeno troppo bello e/o affascinante, che vuole ancora fare il giovane.
Vorrei per altro ricordare che il signore sghignazzante dietro di lui, tronfio nella sua maglia gialla, è il Finicelli. Senza l'ormai celeberrimo ciuffo arancione, ma è proprio Mirko. Decisamente il tempo è stato più clemente con lui che con il mio bel Manuel.
Il De Peppe si è sposato. Pare che abiti negli Stati Uniti, ora.
Mamma mia. Impensabile. Quel ragazzino che si sposa.
Forse avrei preferito non vederle queste foto che mi dimostrano quanto tutto decada (in questo caso nel vero senso della parola!). Forse avrei preferito avere l'immagine di Bee Hive tutti, e sicuramente del De Peppe in particolare, ferma e cristallizzata nel tempo. Ricordarli così, come erano. Fuori dal tempo e dallo spazio, forever young.
Ma soprattutto un'altra notizia mi ha riportato alla dura realtà. Il signor Finicelli ha 42 anni (o giù di li). Quando interpretava Mirko ne aveva 22. Era più giovane di me. Ed il Manuel De Peppe doveva avere un 16 anni, quando recitava nel telefilm. Un teenager.
Il risultato è che ho avuto la lampante conferma che sono passati vent'anni. E pensare che mi parevano meno.
Però, ad essere sincera e a ben guardar le foto, mi pare proprio che questi vent'anni siano passati più (e sicuramente peggio) per loro che per me...
THE AGNESE’S ULTIMATE EXPERIENCE. RICORDANDO LA “ROTTURA DELL’IDILLIO PERSONALE”.
L’altra sera parlavo con
Ad un certo punto Sarina, detta la donna dalla memoria di ferro (nonché quella che prende 10 e lode al gioco delle somiglianze visto che trova somiglianze incredibili e tutte documentabili, oppure colei che riconoscerebbe una persona anche a distanza di 25 anni quando io non me la ricordo più dopo 10 minuti o quasi), mi fa:”Ma Mirko?”
Mirko?
Ma chi è ‘sto Mirko? Ma chi lo conosce? Inizio a pensare ad i vari Mirki che conosco abbastanza bene da poter essere chiamati solo col loro nome, senza indicazione di provenienza, cognome, patronimico, amici in comune. Risultato: l’unico che conosco non lo conosce
Sarina incalza, visto il mio sguardo meditabondo da mucca smarrita: “Ma si! Quello con gli occhi verdi!”
La mia faccia assume la forma di un punto interrogativo.
“Siii!!Quello con cui avevi un flirt!”
Ommioddio. Ho avuto un flirt nella mia vita con uno che si chiama Mirko e io non me lo ricordo nemmeno? Ora, va bene tutto, ma insomma, me lo ricorderei. Anche perché (con tutto il rispetto per chi ci si chiama, eh. Tanto anche il mio nome fa pietà al 90 % della popolazione. E poi i gusti son gusti) il nome Mirko a me non piace per niente. Me lo sarei ricordato di aver avuto un flirt con uno così chiamato, soprassedendo sul suo nome. Allora: o questo era insignificante (e quindi perché mai avrei dovuto averci un flirt?), o è successo quando ero talmente giovane da non conservarne memoria (macchè, impossibile: mi ricordo ancora del mio primo amore, avevo tipo 7 anni e mi è piaciuto fino ai 12. Peccato fosse il mio migliore amico! Risultati ovviamente pari allo zero spaccato. Anche da piccina avevo capito tutto, della vita…), oppure ero completamente ubriaca e l’abuso d’alcol di quella sera (o di quel periodo) mi ha fatto dimenticare dell’esistenza e dell’interazione con cotanto fanciullo dagli occhi verdi “e dai capelli neri”, aggiunge Sara. E che caspita, allora doveva anche essere discreto, data la descrizione! Mi sa che mi sono persa un momento abbastanza topico della mia vita pseudo sentimentale.
Mentre continuo a contorcere Carmelo e Gennaro nella mia testa, pregandoli di collaborare ed aiutarmi a ricordare questo episodio, e mentre la mia faccia assume un’espressione sempre più intelligente, ecco che
Ora ho capito!! Qui stiamo parlando di FOTURNI! Ma diciamolo subito, no?
Ecco che mi ricordo di tutta la storia. Per forza non capivo, perché io con questo fanciullino non ho mai avuto un flirt! Ci fu una sostanziale simpatia e interessamento reciproco, ma tutto morì, ucciso in modo tragico e doloroso da un problema di “distruzione dell’idillio personale”.
Dunque dunque, ricordo che all’epoca dovevo avere 20 annetti o 21, giù di li. Era il compleanno di Orsetto, che ebbe il buon gusto di mischiare due gruppi di amici diversi. E io,
Ci salutiamo e decidiamo, di nuovo, di rivederci. Ed ecco che il mio interesse per Foturni viene barbaramente ucciso. Stavamo amabilmente conversando di ameni argomenti, mentre i suoi amici parlavano con le mie amiche un po’ più lontani, quando compare un suo conoscente. Gli chiede notizie della famiglia. Mentre risponde, ecco il fendente che colpisce ogni qualsivoglia forma di interesse verso di lui: “Si, ora ridivento zio. I’ mmi’ cognato gl’ha rimpregna’o la mi’ sorella”.
Sgrano gli occhi. Mi si inchioppa la vena. Sbianco. Mi giro verso
Peccato però. Deve essere stato perché Foturni non era un mio amico amico ma un “papabile”. Perché ai miei amici io gli passo tutto. Proprio tutto. Anche un “rimpregna’o”.
Questa era la dimostrazione di come basti veramente un niente per rovinarmi IRRIMEDIABILMENTE l’idillio. Io non so se succede la stessa cosa anche ad altre donne o agli uomini. A me basta pochissimo per portare un piccolo o comunque crescente interesse verso una persona a livelli bassissimi. Di solito è sintomatico del fatto che di fondo la persona in questione ha qualcosa che non mi convince, che in realtà non mi piace davvero e che l’idillio da parte mia era abbastanza labile. Però, basta una parola, un gesto, una frase, un particolare, e mi crolla l’interessa sotto zero. Ed a quel punto è irrecuperabile. Perché penso sempre a quella persona collegandola a quel particolare che ha ucciso il mio interesse.
Mi comoderebbe di più, in tutta franchezza, se fosse a discrezione mia questo “momento di rottura dell’idillio personale”, invece che capitare così, senza preavviso, legato alle ragioni più disparate.
Ommioddio. Sto invecchiando presto e male. E soprattutto questo discorso dell’idillio personale che si rompe mi avvicina molto ad Orsetto. E non è propriamente una cosa rassicurante…
THERE'S SOMETHING ROTTEN IN ITALY...
La Sarina è tornata!
La Sarina è una delle mie migliori amiche, ormai stanziale da anni nella fredda Danimarca del nord. Fortunatamente, ogni tanto cala giù in Italì a farci una visita.
Per me è come una boccata d'ossigeno. Passano mesi in cui non ci vediamo (per ovvie ragioni, non sta propriamente dietro l'angolo) e quando torna è come se ci fossimo viste il giorno prima.
E' arrivata domenica e ovviamente ieri sera eravamo già insieme. La tristezza imperava in città dato che Prato sa essere triste di suo e sopratutto era lunedi, ergo tutto era chiuso, tranne 1 posto. Ma fondamentalemnte a noi che ci fregava, ci siamo divertite lo stesso.
La serata è ovviamente trscorsa tra il serio ed il faceto, aggiornandoci di tutto ciò (o quasi) che è successo durante l'anno, dei deliri vari e delle situazioni non sense che viviamo (anzi no, voglio essere seria: che vivo io!). Poi la Sarina inzia a raccontarmi di cosa fa a Copenaghen. E di cosa succede in Danimarca. Le favole da un prossimo futuro.
Sara mi racconta che ha cambiato lavoro. Adesso lavora da H&M. Da H&M fa un full time che si spalma su 4 giorni: due da 8 ore e 2 da 12 ore, ma con varie pause. Da H&M ci sono tre colloqui l'anno: uno per TRATTARE LO STIPENDIO, gli altri due per PARLARE DEL TUO FUTURO. Perchè tu cominci in negozio, come commessa, ma se vuoi andare a alvorare negli uffici puoi farlo. E' tipo un percorso di crescita che fai. parti dal basso e arrivi in alto. Ovviamente se vuoi andare a lavorare che so io, mettiamo in amministrazione, H&M ti finanzia il corso per lavorare in amministrazione.
Ti fai il mazzo a lavorare, ma i padroni ti incentivano a fartelo: premi produttività, strenne, regali, convenzioni convenientissime. Mi diceva che il negozio dove lavora è stato nominato miglior negozio danese, ergo a tutti i dipendenti è stato offerto come premio un fine settimana alle terme.
Inoltre mi parlava del sistema universitario, degli stipendi, del fatto che se sei un laureato vai a fare il lavoro per cui hai studiato, non c'è dubbio. E mi diceva che una rappresentanza di persone ha fatto causa al primo ministro danese perchè ha mandato le truppe in Iraq e per costituzione la Danimarca può mandare truppe da qualche parte solo se viene attaccata.
...Come in Italia. Uguale identico, si si...
Per la cronaca: sono diventata perito interprete e traduttore per il Giudice Penale. Quando si dice che la delinquenza ti da il pane...