ESSERE SPORTIVI
I rapporti interpersonali sono sempre più difficili. Non c’è più quella che io chiamo la sana mezza misura. O vai in posti dove la gente cordialmente si ignora, o vai in posti dove c’è il tartassio continuo.
Ciò che ultimamente mi stupisce sempre più è il modo in cui ci si approccia alle persone, si prova a conoscerle e la maturità estrema nell’accettare un possibile “no”. Anche perché, figlio caro, non puoi pretendere che tutte ti vadano sempre bene: insomma, hai il 50% di possibilità che l’imbrocco vada a buon fine come il 50% che la cosa non vada bene. E’ statistica. E’ matematica. E’caso. E’ culo, forse.
Una serie di casi mi ha portato ad analizzare la situazione e sono arrivata alla conclusione che la gente poco sportiva o la becco tutta io o ne è pieno il mondo e sono molto più frequenti di quello che pensassi. Si, perché alla fine si tratta anche di essere un po’ sportivi: vedi, piace, provi, va male, chissenefrega. Cioè, se vuoi imprechi per 3 ore di fila contro chi ha osato non soccombere al tuo fascino, ma lo fai NELLA TUA MACCHINA, coi i TUOI AMICI, non davanti la fanciullina in questione. Insomma, sii splendido, sii. Fai il signore. Mostra il tuo migliore sorriso, mentre batti in ritirata. Sappi che verrai apprezzato per questo.
Inoltre, il non sportivo, consta di due categorie: chi la butta sul tragico e chi la butta sull’aggressività più barbara.
Quando ci si scontra svariate volte con i non sportivi garantisco che una inizia ad avere delle crisi di identità ed a mettere in dubbio alcune cose basilari della propria vita, chiedendosi se ciò che lei reputa semplice educazione sia interpretabile come un chiaro segno di approvazione (direi di no), se il fatto di parlare amenamente con una persona senza mandarla a quel paese o distruggerla con un’occhiata solo perché ti parla e a te non piace sia interpretabile come un chiaro ed assoluto segno di disponibilità al fidanzamento e/o al sesso selvaggio (ma anche qui direi di no).
Dunque, si usa dire che il medico pietoso fece la piaga puzzolente. Ma mi chiedo, bisogna arrivare all’aggressività, alla cattiveria o alla brutalità, sennò non si capisce? E poi lamentiamoci che le ragazze oggi non parlano e se la tirano! Ora, diverse lo fanno anche, ma a questo punto inizio a farlo anche io, se tutte le volte che interagisco in modo credo piuttosto neutro devo essere presa a male parole o messa in croce perché non mi innamoro perdutamente (seduta stante, per altro) del mio interlocutore.
Io non ho problemi a parlare con le persone. Mi piace fare conversazione, mi piace conoscere gente, mi piace lo scambio di idee, mi piace la conversazione simpatica e divertente. Poi, quando magari mi accorgo che dall’altra parte l’interesse trascende il semplice parlare o la conoscenza amichevole, cerco di far capire, cortesemente, che a me andare oltre non mi interessa. Che non c’è trippa pe’gatti, insomma. Essendo io una persona che ha sofferto per amore o infatuzione, e essendo una che i suoi rifiuti se li è presi (e diversi, pure), so che piacevole non è, so che non fanno piacere, almeno li per li, e allora cerco di indorare la pillola, o meglio, di non essere stronza. Poi se non capisci, figlio caro, problema tuo.
Inoltre io mi chiedo: ma è possibile prenderla così sul personale, soprattutto tenendo conto che la persona in questione è la prima volta in vita tua che la vedi? Se ti sei fissato, non è colpa mia. E’un tuo problema, e non voglio farmene carico. Ho già i miei, di problemi.
Ho una discreta (purtroppo) esperienza con questi personaggi non sportivi. Nel versante “drammatico” ne ho conosciuti vari. E forse sono i peggiori, perché strascicano. Perché sono duri a morire. Perché fanno leva sull’atavico senso di colpa: “oddio, me tapino, come faccio, sei cattiva che non vuoi uscire con me, ah, sei cattiva che mi fai perdere tempo, io te l’ho già chiesto tante volte e te niente…cattiva, cattiva!!”
Ora, io lo dico per il bene di tutti e perché sia chiaro una volta per tutte: l’insistenza è il verso migliore per far scappare una persona, specialmente una donna. Se la donna temporeggia, mollate la presa. Se vuole sarà poi lei a farsi sentire. Inoltre esistono anche degli impegni, nella vita. Ci sono dei momenti in cui una persona ha da fare. E bisogna anche capirli, questi momenti. Non inveirci contro, non far sentire in colpa la giovincella. E veramente: non insistiamo.
Ho incontrato un tipo una volta che mi ha ammorbato la vita per qualche mese. E m’aveva visto una sola volta in vita sua. Io mi domando e dico: possibile che non puoi vivere senza di me? Non è credibile. Non mi tempestare di telefonate. Ma io mi chiedo, ma anche il tuo orgoglio, dove finisce?
Capiamoci, è capitato anche a me. Mi è capitato di infatuarmi di una persona e quella persona non considerarmi minimamente. Capita. Sculo. Mi è capitato di interagirci, essere cercata dalla persona in questione, vedere che fa di tutto per uscire con te e poi vederla sparire senza motivo. Si, non ci si rimane bene, ma sono ampiamente sopravvissuta. Insomma, non muoio se non rivedo un tipo che ho conosciuto ad una festa. O se ci esco una volta, gli mando un sms e non mi risponde. Si campa uguale. Certo, se sparisce dall’oggi al domani qualcuno che frequento da tempo, il discorso è differente. Ma una persona che ho visto una sola volta in vita mia…Posso sopravvivere.
Di norma non insisto: se ti chiamo e non mi rispondi, non insisto. Perché prima o poi vedrai la telefonata, e se non mi vuoi sentire, perché insistere? Considerando che ti ho visto 1 volta e con te ho scambiato 2 battute ad una festa, senza aver mai avuto con te nessun contatto precedente, beh, sopravvivo, si. Ma poniamo il fatto che la cosa mi infastidisca. Ma col piffero che lo vado a dire al signorino!! Ma me la tengo per me, non gli do certo queste soddisfazioni. E se per caso ti incontro di nuovo, sfodero il mio migliore sorriso e la migliore delle simpatie, primo perché ti deve rodere da morire quello che ti sei perso, secondo perché non mi hai mica fatto chissà quale male, non è che mi hai mollato in malo modo davanti all’altare. Insomma, cerchiamo di dare alle cose, anche alle comprensibilissime delusioni, il valore che hanno.
E vogliamo parlare di quelli che invece aggrediscono? Per lo meno sono veloci e quasi indolori. Ieri sera un tizio ha tirato un calcio alla mia amica con l’intento di attirare la sua attenzione. Lei giustamente si è girata pure un po’ incazzata. Non so, la prossima volta iniziamo a sputare in faccia alla gente che reputiamo interessante per attirarne l’attenzione. Il giovanotto ha avuto la bell’idea di intavolare con lei una discussione e farle una parte perché è troppo aggressiva, andandosene inviperito perché lei non ha voluto lasciargli il numero di telefono. No, sei, un genio. Lascia che te lo dica.
Sempre ieri uno si fa avanti, parliamo, fai i complimenti, ringrazio e morta li. Non mi pare proprio di aver dato adito al pensiero “Ah, lei già mi adora”. Quando attacca col rivedersi glisso che in quel posto ci sono tutte le domeniche. Un modo gentile per evitare di darti il numero. Quando declino un invito dicendo che la mia amica mi aspetta vengo apostrofata con un incazzatissimo “si si, vai vai, divertiti con la tua amica!”. Oh!!!Ma stiamo scherzando?
Per non parlare di un tipo che ha apostrofato me ed una mia amica “facce di merda” solo perché abbiamo parlato tranquillamente con lui ed il suo amico senza poi dare seguito alla cosa scambiando il numero di telefono. Ma parlare non vuol dire per forza rivedersi e scambiarsi il numero di telefono. Parlare non vuol dire per forza che mi piaci. Parlare non vuol dire facciamo sesso. Parlare è parlare. Ed il fatto che tu perda del tempo dietro di me non è un qualcosa che ti assicura che io esca con te almeno per educazione.
Ma prenderla sportivamente è così difficile? Ma noi signorine, allora, che diavolo di atteggiamento dobbiamo avere verso i maschietti? Ma li incontro tutti io (e le mie amiche) questi personaggi?
A questo punto ripenso ad un tipo che ho conosciuto sabato sera, parlando casualmente di rock ‘n’ roll. Ci presentiamo, la butta li sullo “Spero di rivederti”, io sorrido cortesemente con un “si, magari ci ribecchiamo qui” e lui altrettanto cortesemente sorride e risponde, senza odio negli occhi, senza insistenze, senza faccia a cane bastonato: “guarda, è stato veramente un piacere parlare con te! Alla prossima!”.
Ecco. Un ragazzo educato. Un signore, mi tocca dire. Cento punti a te, caro ragazzo. Mi chiedo se sia così difficile comportarsi in questo modo, che secondo me è il modo normale di approcciare ad una persona, di sondare il terreno senza pretese. Poi magari mi ha maledetto fino alla settima generazione. Ma per lo meno ha avuto l’intelligenza di non farlo davanti a me, evitando così di sembrare un pazzo furioso.