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MisuraImmodestia

Avete supportato i miei delirii ben *loading* volte
martedì, 15 luglio 2008

DISCO APERTO

Se le persone avessero il disco, un po’ come ce l’hanno i pullman da turismo, ieri il mio sarebbe stato da sequestro. Ma per fortuna siamo trattati come schiavi di cui si può disporre a piacimento, e poi infondo ho fatto orari che avrebbero fatto invidia alle filature (per citare cose strettamente legate alla mia città) o la gloria di fantastiche operaie cinesi (vedi che torna il legame con la mia città, infondo?).
Mi sveglio alle 5 del mattino, di soprassalto e preda della disperazione, visto il ritardo netto che avevo. La mia sveglia non aveva suonato, o forse ero convinta di averla messa e in realtà non l’avevo confermata. Tempo netto disponibile per svolgere le seguenti operazioni (almeno quelle basiche): lavarsi – vestirsi – saltare sul gioiellino e guadagnare il distributore ERG all’inizio dell’indecente Fi Pi Li (e se c’entra magari vedere di fare anche colazione) pari a meno di trenta minuti. Ce la faccio, sacrificando l’avvenenza del trucco e rischiando l’incenerimento della patente per aver toccato punte di 140 chilometri orari sull’ A1 la dove c’è ancora (inspiegabilmente) il limite a 90. Mi avessero fermato non avrei nemmeno potuto usare la scusa che usò un mio amico “Ho la compagna che sta partorendo, sa è il primo!”, se la cavò con un sorriso d’intesa ed un semplice “Si, ma stia attento, mi raccomando!”.
Monto sul pullman e visto che sono sola intavolo una conversazione con l’autista. Ormai lo conosco, e quando sono sola mi pare quasi di mancare di rispetto agli autisti che mi vengono a prendere se dormo. E l’oretta di riposo calcolata passa in cavalleria.
Ho dei capelli che sembro Lady Oscar, con la differenza che non sono più bionda. L’acquata patita a Firenze domenica mattina mi ha creato degli pseudo riccioli ed un movimento che non sarei riuscita a farmi nemmeno mi fossi impegnata. Si, perché domenica a Firenze è venuto giù il mondo in mezz’ora, e proprio la mezz’ora in cui io ero in piazza Duomo a finire il tour. Quando sono arrivata al ristorante ero completamente zuppa d’acqua; intelligentemente mi ero anche messa una maglia bianca, roba che io non metto praticamente mai, col risultato che ho fatto l’ingresso trionfale in sala con l’aspetto di “miss maglietta bagnata”, anche se mi avrebbero sicuramente escluso dal vero concorso per mancanza di argomenti.   

Il tragitto Firenze – Livorno è occupato dalle chiacchiere tra me e l’autista, vertenti soprattutto su the Big Boss. Mi chiede se viene mai a Livorno, se è giovane, vecchio, se lo conosco. The Big Boss a Livorno ci vive, a quanto ho capito, e comunque l’ho visto non poche volte in banchina. Mi chiede che tipo è. Mah, l’unica volta che c’ho parlato è stato perché mi mancava il cartellino e lui mi ha detto “Uè Agnè, vie’ qua che te lo faccio io”. E non sapevo nemmeno che fosse proprio LUI, the Big Boss. Poi l’ho incontrato un’altra volta, in realtà, ad un aperitivo. Una di quelle scene che ghiacciano il sangue.
Era il tempo in cui uscivo con professorino, e mi ero fermata a Livorno per qualche giorno dato il susseguirsi continuo di navi. Dopo l’onorato servizio per la crociera, io e il suddetto decidiamo di andare a fare un giro per la città. Il professorino voleva farmi vedere della parti di Livorno che non conoscevo. E’ adorabile questa cosa, io adoro quando un uomo mi porta in giro e mi mostra cosa che non conosco, mi illustra, mi spiega. Quanto sono didattica, mioddio. Ma è che adoro essere guidata, sarà che io guido gli altri per lavoro. Abbiamo l’impudenza di passare in zona ufficio, ma tanto sono le 8 di sera, chi ci sarà mai in zona ufficio. E invece, spunta una delle cape alle spalle, che con gli occhietti scintillanti ed uno strano sorriso sul volto ci fa “O voi? Che ci fate qui? Noi siamo dentro a prendere un aperitivo, venite!”. Ricordo lo sguardo che ci lanciammo io ed il professorino: terrore. Ma in perfetta comunione di intenti, in due secondi capiamo che è meglio entrare, andare via con improbabili scuse avrebbe dato molto più nell’occhio. Entriamo ed eccoti la parata dell’aperitivo: the Big Boss ed un suo scagnozzo, due cape, il capo guida e alcuni colleghi la cui presenza non ci ha tristemente stupito. I colleghi presenti, detti per la maggior parte “le vipere” (a parte qualcuno) iniziano a cinguettare allusioni. Io vorrei sotterrarmi. Il professorino pure. The Big Boss guarda compiacente e sorride in modo sornione. Meno male il capo guida stempera la raffica di domande tutte vertenti la nuova accoppiata (che ci fai con lui? Non mi dirai che è per caso, vero? Te di Prato qui a Livorno? Da quanto è che va avanti?) offrendoci del vino. Riusciamo a sopravvivere senza troppi danni apparenti per circa un quarto d’ora, poi con una scusa abbastanza demente ce la facciamo a dileguarci. Tanto ormai gli squali avevano mangiato. Però da quel momento e per la fine della stagione pare che the Big Boss abbia calorosamente salutato il professorino battendogli amichevoli pacche sulle spalle, condite sempre con un certo sguardo di intesa del tipo “e bravo!”, come a condividere questa soddisfazione tutta maschile.
Ieri a Livrono tirava libeccio, e molto forte. Raggiungo i colleghi e per qualche interminabile attimo cullo l’ipotesi che la nave non entri in porto. Dalle 6:45 aspettiamo fino alle 8:45 e poi arriva la notizia che tutti temevamo: La Spezia. Trasbordo di autobus, accompagnatori, uffici, cazzi e mazzi fino a Spezia, ove apprendiamo con infinita gioia che la nave ha il permesso di stare fino alle 23. Maledetto tu sia, o capitano che non entri a Livorno nemmeno quando c’è il mare piatto, ti mandassero a guidare le chiatte a Macao, credo che quelle sarebbero le uniche navi che potrebbero spettarti.
A Spezia viene giù il diluvio proprio nella mezz’ora in cui io e altri 10 fortunati stiamo sotto le palme con la paletta in mano ad aspettare che il gruppo scenda dal tender per cominciare a lavorare, dato che l’altra buona notizia è che i tour non vengono affatto modificati. Mi ritrovo ad andare a pranzo a Firenze alle tre, fargli il giro città, dargli il tempo libero, andare a Pisa e tornare a La Spezia alle dieci di sera. Durante il giorno litigo col ricevimento dell’albergo, litigo con qualche capa, litigo con i negozianti, litigo con due clienti. In pratica una giornata perfetta, visto che uno dei miei dichiarati interessi è litigare. Avrei voglia di salutare i due clienti manfani con un bell’oburlaski, ma poi sono troppo stanca per reagire. Al fine, ceno col mio autista che sant’uomo m’ha aspettato un’ora e si è premurato chiedermi se andava bene cenare a Spezia e se non preferivo cenare con altre colleghe, chiedendomi se magari non mi infastidisse mangiare con lui ed il suo collega. Faccio tanto d’occhi e gli rido in faccia al telefono. Perché dovrebbe infastidirmi? “no sai, magari cenare da sola con due uomini…”. Ma meglio con gli uomini che con le donne, datemene cento che mi adorino e mi idolatrino, vorrei dirgli, ma mi trattengo pure li, pensando che alle volte non viene colta la sottile ironia e poi si creano dei falsi miti.
Guadagno casa alle 1, con venti ore di disco aperto.
Stamani mi alzo non si sa con quale forza dopo le nove, causa giro città a Firenze. Ancora assonnata, monto sul treno e mi tuffo nella lettura. Una giovincella davanti a me passa tutto il tempo (trenta e dico, sottolineo, rimarco, TRENTA minuti) del tragitto a squittire al telefono col fidanzato. Mi viene il prolasso. Mi disturba, io mi devo concentrare e questa mi ferisce l’udito. Per un attimo ho seriamente desiderato che i cellulari non fossero mai stati inventati, seppure siano lavorativamente parlando un gran toccasana. La giovane ed il fidanza si ripetono sempre le stesse cose. Mi chiedo se quando ci si fidanzi ci si rincoglionisca tutti o se questi siano particolarmente dementi. Nell’arco di trenta minuti il poveraccio dall’altro capo del telefono non è mai stato chiamato col suo nome di battesimo ma ben quindicivoltequindici “amore”. Non so perché, ma a me chi abusa della parola amore, non mi ha mai convinto. Mi da tanto l’idea “amore, amore” e poi… Pam parapum papero bòrda in culo. Sarà che l’unico uomo che mi chiamava amore, e con una certa frequenza, m’ha fatto vivere l’inferno. Vorrei andarle davanti e fare una scena madre molto morettiana, dicendole cosa diavolo dici amore ogni due secondi, così me lo svuoti di significato…Le parole sono importanti! E’ come ti amo, ma ti rendi conto dell’universo che c’è dietro? Poi ci ripenso, e mi dico che pure io ho chiamato amore (non con quell’irritante frequenza) una persona e gli ho pure detto ti amo. Mi sento colpevole di leggerezza sotto gli occhi della mia personale inquisizione. Condannata da me medesima.
Poi però penso che l’ho detto in una lingua che non è la mia, quindi infondo, non vale.
E mi sento meglio. Salva in extremis.





(Nada & Piero Ciampi - Esisto anch'io)
Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 19:48 | link | commenti (5)
categorie: questo lo dico io, son belle cose, ripigliati, io e gli omini, bello il mio lavoro
lunedì, 07 luglio 2008

PILASTRI

Nella vita dei pilastri servono. Insomma, ci vogliono, sono utili, aiutano a seguire una certa via e perseguire certi obiettivi. Io ho trovato i miei in fatto di relazioni pseudo sentimentali, e di uomini.
Passo ad elencarli:

1) MAI, ma assolutamente MAI con gli ex. Se sono ex un motivo c'è.
 (pilastro ovviamente abbattutto. E proprio perchè c'ho sbattuto il capo mi sento di metterlo al primo posto. Certi errori non vanno commessi di nuovo)

2) MAI con un amico. 
(e anche qui non ho tenuto fede al pilastro. Appuntoperciò lo piazzo al secondo posto. Che con gli amici si complica tutto, e si perde qualsiasi relazione. Almeno da amici servivano come confidenti, quando si scollina manco più a quello)

3) MAI con gli amici degli ex. 
(pilastro ancora ben fermo. Non ci si può fare. Gli amici dell'ex sono una specie di prolungamento dell'ex. Poi anche qui le cose si complicano. Tanto la gente ha la bocca larga)

4) MAI con gli ex delle amiche 
(pilastro fermo. Avrebbe potuto vacillare, ma anche no. E' che gli ex delle amiche diventano veramente asessuati per me.)

5) MAI sul posto di lavoro, quindi mai con un collega.
(Poi l'ambiente diventa invivibile. Finchè le cose vanno bene, ok...Ma quando non vanno più bene diventa un bel casino. E poi cheppalle, tutti e due a fare la solita cosa, a parlare delle solite problematiche...Autoreferenziali, troppo. Pilastro piantato fermo e stabile. No oddio. Ora che ci penso non del tutto. Forse dovrei spostarlo al terzo posto...)

6) MAI con uomini con prole ma soprattutto mai con uomini sposati.
(questo non s'ha da muovere. Se mi si avvicina uno con la fede al dito giuro che glielo stacco con un morso. Il dito, eh. Già sopporto poco i fedifraghi in generale, e c'ho avuto a che fare. Ma quelli sposati poi, non ci si fa)

Una mia conoscente BdP (Benefattrice del Popolo) ha mosso però un'intelligente critica: così sto escludendo a priori il 90% della popolazione maschile.
Peccato.
Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 21:07 | link | commenti (16)
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domenica, 06 luglio 2008

IDIOSINCRASIE

Ognuno ha le sue. Io ce l'ho per la musica reggae e lo ska. Ah, si pure per Vasco Rossi.

La pannocchia invece ha sempre un suo perchè. Soprattutto a Pelago.
Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 03:51 | link | commenti (3)
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sabato, 05 luglio 2008

WHAT A DRAG IT IS GETTING OLD!

Sto invecchiando: non reggo più le quattro del mattino. Non nel senso di farle. Nel senso di svegliarcisi.
Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 20:03 | link | commenti (1)
categorie: questo lo dico io, ripigliati, bello il mio lavoro
venerdì, 04 luglio 2008

SITUAZIONE ODIERNA

Questo rende bene l'idea della situazione odierna nel tratto di autostrada A11 Firenze Nord - Prato Ovest alle ore 18:45.
Ero li, devastata dal sonno e la stanchezza, massacrata nell'animo da un gruppo di americani di una ignoranza anche comportamentale mostruosa,  con l'unica differenza che non mi sono messa a camminare sulle altre auto.


Che poi mi dico, come puoi distrarti mentre sei a Firenze? Come fai a non apprezzarmi piazza della Signoria? E soprattutto...Come fai a chiedermi dentro gli Uffizi "ma è qui che c'è la famosa Monna Lisa?"
Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 21:52 | link | commenti (7)
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