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MisuraImmodestia

Avete supportato i miei delirii ben *loading* volte
lunedì, 25 agosto 2008

TU, FORSE NON ESSENZIALMENTE TU

E alla fine il ritorno.
Lisbona la bella mi ha accolto di nuovo come se niente fosse successo. Come se io fossi sempre stata li. O meglio, mi ha accolto come un figliol prodigo che ritorna alla casa del padre, ha ammazato il vitello grasso e mi è sembrata bella come non mai.
Lisbona la mia che in poche ore è riuscita a coccolarmi di nuovo, a darmi quel bacio infinito dal quale non ci si libera e che sempre ci fa desiderare di tornare da lei.
Lisbona, dove niente mi è sembrato cambiato, te compreso.
No, sei sempre lo stesso anche tu. Tu, una delle ragioni che mi ha portato alla lontananza da lei.
E rivederti dopo un anno e mezzo è stata un'emozione forte. E' che tu e lei siete così legati...
Di nuovo li, di nuovo noi, di nuovo negli stessi luoghi, noi, noi che eravamo convinti che saremmo stati uniti per sempre, noi che ci eravamo sempre persi e ritrovati, e da li ci veniva quella convinzione puerile che il destino ci aveva unito, e niente ci avrebbe diviso, niente, niente, niente...Sempre convinti che tra noi esistesse qualcosa di superiore, indipendentemente da chi o cosa potesse mettersi in mezzo. Ma la teoria va ben al di la della pratica, alla fine avevamo idee e stili di vita troppo diversi, obiettivi torppo diversi, volevamo cambiarci troppo. Quell'amore forte e irrazionale alla lunga non poteva bastare e non è bastato. E da li io che me ne vado, le telefonate sempre più rare, una delle mie fughe, senza avvertire,  senza giustificare, un perdersi nel niente, un nascondersi, un non volerti parlare, un non voler sapere. Tranquilla, e pronta a rivederti solo quando mi hai comunicato che accanto a te c'era un'altra persona. Sperando che quella persona accanto a te potesse mitigarti, potesse farti bene, sperando che fosse una con la testa sulle spalle, che bisogna averne anche per te, di testa. Mi sentivo tranquilla nel sapere che eri impegnato, che magari eri pure felice, che quindi non ci sarebbero state recriminazioni di sorta.
Odio le recriminazioni, sono una codarda, per quello scappo e scompaio. Evito il confronto, non voglio sentire accuse, eviterei ogni tipo di dolore se potessi. La fuga è uno dei miei tratti distintivi. Un po' come uno dei tratti distintivi di te e di chiunque ci sia stato dopo di te è l'assenza.
Nessuna recriminazione, almeno, non chiara, appena abbozzata. Che tu poi non dimostreresti mai una tua debolezza, ti conosco troppo bene. Ma conosco le tue stilettate.
(sei ancora bellissmo)
Chissà perchè poi c'è sempre questa insana voglia di voler rimanere impressi. Questa insana voglia di essere unici e speciali. Io che dico sempre che nessuno è indispensabile, ti vedo e mi dico che nessuno è sostituibile.
Ritrovarci a chiederci se siamo stati importanti. Tu che mi dici che io sarò parte di te, per sempre. Che mi dici, il giorno dopo, al telefono, che chiunque abbia saputo che ero in giro ti ha subito chiesto  se stavolta ero finalmente tornata per rimanere. Infondo io li sono sempre stata la tua donna. Tu eri Lisbona, Lisbona era te, non l'avevo mai vista separata da te, separata dalle tue braccia, dalla tua presenza imponente. E tu che dici che no, non è per rimanere, per ora. Ma che arriverà il giorno, perchè io sono parte di questa città.
Sai, la cosa che mi ha colpito è lo scompenso emozionale che c'è stato, pur essendo ben comprensibile. Sei pur sempre l'uomo che ho più amato in vita mia, e a volte arrivo a chiedermi se mai amerò qualcuno come ho amato te, con completa perdita di ragione. Il bene ed il male con te sono stati amplificati all'ennesima potenza, un continuo alto e basso di gioia e dolore. Ora sembro quasi anestetizzata.
Ma tornassi indietro, si, potessi tornare indietro, rifarei tutto. dalla prima all'ultima azione. Non importa quanto bene o male abbia causato. Non importa quanto abbiamo sofferto. Rifarei tutto, compresa la fuga, la decisone più saggia che abbia mai preso, almeno in relazione e te. Perchè tu sei tu, tu mi hai insegnato tanto, perchè chi è venuto dopo di te, se non ci fossi stato tu, mi avrebbe sicuramente fatto più male di quanto non me ne abbia fatto.
Lo scompenso emotivo nell'abbracciarti e sentirti dire, con ammirazione, che sei orgoglioso di me e sempre lo sarai, che ammiri la mia forza e la mia stabilità emotiva
(dove ho stabilità emotiva, io?)
il ritrovarmi a pensare che certi passi che hai fatto avrei voluto tu li avessi fatti accanto a me, i se ed i ma, il ritrovarsi a pensare a quello che forse avrebbe potuto essere se io avessi avuto più pazienza, più forza, se mi fossi sforzata di capirti di più. Ma sapere che noi non avremmo mai potutto essere felici insieme, ci saremmo semplicemente distrutti e che quello che ho fatto è stato giusto  non solo per me, ma alla fine anche per te.
Le lacrime trattenute, e quella voglia di proteggerti anche a distanza. Chissà perchè lasci sempre questa voglia di proteggerti, tu che dovresti proteggere.
Ci salutiamo, Tornerai, Tornerò, Tra quanto, Non lo so, dipende, in inverno forse, Vieni a stare da me, Non mi sembra la più felice delle idee e fossi la tua ragazza mi incazzerei come una iena, Non sparire, Non sparisco, ma abbi cura di te, Ne avrò, non ti darò mai e poi mai pene e delusioni
(Sono bastate quelle che mi hai dato in tre anni).
Lisbona è li, davanti a i miei occhi, che mi abbraccia e mi dice Sei di nuovo mia, Lisbona liberata da te, lei che si, non mi tradisce e non mi delude. La guardo stendersi a i miei piedi di notte. E' bella di una bellezza che mi fa venire le lacrime. Come un fado, che canta la pena del non vedere l'amato ma la speranza certa di rivederlo. La presenza nell'assenza. La bellezza, che per essere tale deve avere sempre un po' di tristezza, o non è bellezza, no.
Guardo Lisbona, la città di cui ormai sono parte. Jà passamos demasiado tempo divididas. Até breve, minha cidade querida.


Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 16:55 | link | commenti (6)
categorie: fuoco, life abroad, io e gli omini, lisboa meu amor
sabato, 16 agosto 2008

RITORNO A CASA

Domani ritorno dal mio amore più grande, forse l'unico così duraturo e immutabile.
Domani la riabbraccio, dopo un anno e mezzo di assenza.
Domani, anche se sarà un incontro fugace, sarò di nuovo tra le sue braccia. E la calma era apparente. Ora fremo e conto i minuti, immaginando come sarà, immaginando i cambiamenti, o le certezze.
Domani io e lei saremo di nuovo una cosa sola, sentirò di nuovo il suo profumo e mi chiederò per l'ennesima volta perchè il destino ci abbia separate, costringendomi a vivere questa situazione da romanzo di appendice, di perenne nostalgia e ricordo, nell'attesa che arrivi il giorno in cui ci ricongiungeremo.
L'amore più bello è quello accarezzato e atteso. Un anno e mezzo di lontananza che mi sono imposta, le sono dovuta stare lontana, non per lei, ma per quello che le ruotava intorno, per codardia, forse, per questioni irrisolte che non volevo affrontare. Ma lei è sempre presente in ogni giornata.
Domani è di nuovo lei, di nuovo Lisbona.


Sé Lisboa
Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 22:41 | link | commenti (6)
categorie: fuoco, si viaggiare, lisboa meu amor
venerdì, 08 agosto 2008

WAITING FOR GODOT

Finisco di fare la valigia e infilo dentro le ultime scarpe. Poi raccolgo anche le cose che mi devo tenere a portata di mano in borsa: le penne, il moleskine, l’agenda. Visto che si va verso il sud ed il caldo si fa sentire, prendo anche il ventaglio, semplice e bianco. Era di una signora spagnola, un autista lo ritrovò casualmente sul suo pullman dopo una crociera e l’anno scorso, al termine di un tour della Croazia, me lo dette chiosando con un “così quando lo usi mi pensi”. Deve essere per quello che l’ho sempre usato poco. Subito dopo mi invitò a cena, e continuò a ripetere l’invito innumerevoli volte. Mai accettati inviti a cena da parte di autisti, solo per uno ho fatto un’eccezione, l’Autista, ma perché di lui mi posso fidare e perché lui è lui, è un amico.
Ho telefonato al collega a cui do il cambio, mi ha fatto un quadro della situazione e dei problemi in cui posso imbattermi. Bene, sono preparata, mi dico. Ma chi lo sa. Medito di portarmi dietro un po’ di valeriana e camomilla, almeno per cercare di avere sempre il sorriso sulle labbra, cosa abbastanza difficile negli ultimi giorni.
Ho passato il pomeriggio scegliendo i mobili per la casa di un mio amico, e godendo del fatto che in questi orribili posti in stile ikea non ci fosse praticamente nessuno. Lui mi parla dell’Isola d’Elba il 15 di agosto, che brulica di gente ed è roba da matti, da non starci. Io continuo a fare Catone il censore e a dirgli che quel divano no, fa schifo, e quel tavolo pure, e però fermo che t’ho trovato la camera. Gli dico che mi prenderebbero gli istinti omicidi ad essere nel mezzo del casino e che mi piacciono i posti dove c’è gente ma non troppa, che i luoghi troppo affollati mi stanno infastidendo.
Ce ne andiamo in giro per il centro di Prato e penso che è bella, bella da morire così, mezza vuota, senza macchine che passano, con le vie del centro dove finalmente puoi camminare senza essere spinto a destra e sinistra. E penso che anche Firenze è di una bellezza da togliere il fiato ultimamente, ultimamente che si cammina, che non si litiga per attraversare la strada, che se guardi avanti vedi piazze, statue e palazzi, e non una fiumana informe di persone che ondeggiano e ti travolgono. Mi fermo e alzo gli occhi, me la accarezzo ora che si scopre di nuovo invece di passarci frettolosa e con la voglia di uscirne il prima possibile. Firenze sa essere miele, se si ha la pazienza di capirla, e la fortuna di goderla quando è semi vuota. Lo penso, ma lo dico pure ed il mio amico mi guarda stranito, dicendomi che ho un attacco di misantropia piuttosto forte.
“Sei in un momento in cui detesti il prossimo e ti infastidisce il genere umano”. Ma no, non detesto il prossimo in generale. Diversi dei mie prossimi si, ma non tutti.
Faccio lunghi silenzi, anche mentre ceno con lui sul terrazzo. Alla domanda classica “ma cosa c’è? Non è da te, cosa è successo, perché sei così?” rispondo che probabilmente è che sono in preciclo, e lo deve fare. Ma il mio amico mi conosce e bofonchia un si si, ma chi vuoi prendere per il culo, mica è solo quello.
No, infatti mica è solo il preciclo. C’entra la stanchezza. C’entrano delle preoccupazioni lavorative. C’entra il non avere niente da aspettare.
Ultimamente tutta la mia vita è un non sense, un teatro dell’assurdo continuo: succedo cose, poi altre, poi finiscono senza essere cominciate, cominciano senza essere finite, sono lampi e barlumi, ora ci sono, ora non più. Succedono cose ed eventi senza alcuna soluzione di continuità. Sono abituata a lavorare per obiettivi, ed il non averne mi confonde. Basterebbe poco. Che ne so, anche le ferie. Si arriva ad un punto dell’anno in cui si contano i giorni per arrivare alla ferie. Io non so se e quando le farò, che diavolo conto? Mi devo prefiggere sempre dei limiti temporali, o degli obiettivi da raggiungere, per dare un senso a quello che faccio. Ed ora non ne ho. Nemmeno il ritorno a Lisbona mi fa fremere. Anche perché andarci per lavoro è cosa diversa. Ma non mi aspettavo questa mia reazione tiepidina. Almeno per ora. Poi lo so che quando scenderò al Portela, nonostante i clienti, mi prenderà l’euforia e mi sentirò come chi torna a casa e rimpatria dopo anni di forzata emigrazione.
E’ questa non attesa che mi crea apatia e tristezza.
Stavo bene al posto di Giovanni Drogo.

Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 23:42 | link | commenti (4)
categorie: lamento, ripigliati, bello il mio lavoro