Con tutto il rispetto per il lavoro di Giorgio Canali e per le sue chitarre. Perché a me le chitarre di Canali piacciono, e mi piacciono le sue sonorità nei dischi dei C.S.I. . Ma Giorgino, ti prego: limitati a suonare, a produrre, a scoprire e aiutare giovani di belle speranze prendendoli sotto la tua ala protettiva, dalla quale non deve essere facile affrancarsi in seguito. Di voce non ci siamo.
Canali ha una voce a dir poco irritante. Ecco, la voce di Canali ingenera in me una violenza pari solo a quella che mi ingenera la visione di Andrea Ronchi.
I membri de Il Teatro degli Orrori hanno scelto un nome veramente appropriato per la propria band. Sentirli dal vivo è un’esperienza dello spirito a dir poco raccapricciante. La figura più tronfia e inutile è quella del frontman, che incarna tutti i peggiori stereotipi degli eccessi del rock senza per altro avere il giusto carisma per farlo. Una specie di macchietta che si agita, si butta sui fan e naviga sulle loro teste, sbiascica al microfono perché è (o vuole sembrare) ubriaco. Un uomo che mi ha molto ricordato l’Attore, con cui sono uscita per un anno e mezzo. E questa somiglianza non fa onore a nessuno dei due. E a ben pensare nemmeno a me, visto il tempo investito in tanta pochezza. E non voglio tacere sulla slecchinata finale al pubblico, ringraziato per essere accorso al concerto e per aver preferito essere li invece di essere a casa a scopare, insomma per aver preferito del sano (?) rock (?) ad una scopata. Ora tesoro, preferito è un parolone, dato che credo che ci sia poco di meglio al mondo di una buona scopata. Il fatto è che uno ha anche altri interessi e che ci sono dei tempi di ripresa fisiologici: anche volendo, stare costantemente sul pezzo è abbastanza impegnativo. Tranquillo che la scopata me la faccio dopo, la tua esibizione mica mi ha inibito l’attività sessuale. Oddio. A ben pensarci avrebbe anche potuto farlo, effettivamente.