L’unica consolazione che ho oggi è che per fortuna non ho manie riproduttive visto che i figlioli mi stanno esosi. Per lo meno mi evito la frustrazione di non potermi fare una famiglia e non mi accollo la responsabilità di buttare un altro essere vivente in un mondo in cui l’involuzione culturale e morale è palese. Quanto meno sarò l’ultima della mia stirpe a farsi il sangue amaro perché non si riconosce negli attuali valori (valori?) nazionali.
No, poi ci si domanda perché io tutti i giorni abbia per lo meno dieci minuti di nausea…
Il rimpatrio nel bel paese è stato dettato da ragioni contingenti piuttosto gravi. Fatte i bagagli, presa baracca e burattini lascio le terre di Lusitania (certo, per emigrare anche io potevo scegliermi un paese un po’più sviluppato da un punto di vista economico, ma il clima mi era congeniale) e torno a stabilirmi nella culla della civiltà. Per essere precisi: nella città post-industriale che trasformò gli stracci in oro, accanto alla città simbolo del Rinascimento.
Il mio problema è sempre stato la scarsa lungimiranza o il scegliere le cose giuste nel momento sbagliato. Rientrata qui, faccio un rapido calcolo di cosa so e non so fare, delle mie abilità più o meno professionali e dopo quattro mesi passati in un ufficio a fare cose quanto mai inutili e decisamente non formative (e guadagnandoci una gastrite nervosa di proporzioni piuttosto preoccupanti), decido di fare il salto di qualità e mettermi in proprio buttandomi nell’affascinante mercato turistico. Quando una fa del bello la propria ragione di vita, fa così.
Decido di lavorare onestamente, prendendomi la mia partita iva e pagandomi le mie belle tasse. Infondo ho scelto (o mi è stato imposto, poco importa) di vivere in questo paese, ci credo, voglio fare le cose per bene.
L’errore madornale della mia scelta non è stato tanto quello di lavorare onestamente quanto quello di legarmi a doppio filo a Firenze (ma avrei potuto anche dire Roma, Bologna, Genova, Napoli…Poco importa, l’errore è legarsi ad una città italica) precludendomi così ogni possibile emigrazione e/o espatrio pseudo volontario.
Di scene penose ne ho viste tante. E pur essendo una persona abbastanza incazzosa di carattere sono sempre stata una manifestante molto tranquilla, ben sapendo che certe “irruenze caratteriali giuocate dalla giovane età” possono rivelarsi fatali errori e possono ritorcersi contro lo spirito di libera protesta di una manifestazione. Pur non essendo una persona che va a cercare lo scontro, ho rischiato il pestaggio e le manganellate più di una volta.
L’ultima in ordine temporale è stata ieri.
I pochi giornali locali che parlano di questo concentramento spontaneo di comuni cittadini, riunito al fine di far sentire al presidente del consiglio italiano che non era gradito nella nostra città, ci definiscono come appartenenti alla sinistra antagonista, come aggressori verbali dei sostenitori dello stesso presidente. Nessuno parla del fatto che questo gruppo di persone, composto da qualche appartenente alla sinistra antagonista e da moltissimi liberi cittadini che nella sinistra antagonista non si riconoscono, è stato caricato dalla polizia solo perché faceva rumore e inneggiava ad una giustizia uguale per tutti.
Non venitemi a dire che la polizia se carica un motivo ce l’ha. Ieri motivo non c’era. Non venitemi a dire “cosa ci sei andata a fare”. Un paese silenzioso mi spaventa. Non venitemi a dire che siamo antidemocratici: perché parlare in un luogo blindato perché non si sopporta nemmeno un fischio è democratico invece? Un altro leader politico ha fatto un comizio lo stesso giorno in piazza del comune: nessun poliziotto in assetta da antisommossa, nessun cordone: chiunque poteva battergli le mani e fischiarlo in malo modo.
Dopo quello che ho visto ieri, e dopo la distorsione che è stata fatta della cosa dai mezzi di informazione (Inizio a pensare che fare cronaca onestamente sia un lusso che molti giornalisti non possano concedersi perché ci rimettono la testa…Non mi pare un grande indice di civiltà, per un paese), credo veramente che non ci sia più speranza per questo paese. Che futuro ha un pese dove la contestazione è vista come un efferato attacco al potere? Come si fa a raccontare bugie sui giornali sapendo di farlo? Ma dove stanno le vostre coscienze? E come fa l’uomo più potente del paese ad avere paura di duecento persone che lo fischiano?
Intanto la primavera tarda ad arrivare.