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MisuraImmodestia

Avete supportato i miei delirii ben *loading* volte
sabato, 01 agosto 2009

PROPORZIONI


Volterra è un luogo dell’anima legato indissolubilmente all’infanzia e al paese sperso nella campagna pisana in cui stanno parte delle mie radici piantate in tanti posti e in nessuno in particolare, il posto in cui passavo tutte le estati e tutti i fine settimana di quel tempo che copre la così detta età dell’innocenza fino all’adolescenza.

Due vie, due chiese, tre negozi, un bar, cinquanta vecchi. Una noia mortale. Nemmeno riuscivo a dormire bene per il troppo silenzio e l’umido devastante. La “metropoli” più vicina: Pontedera, raggiungibile con l’auto o in alternativa con la corriera che passa due volte al giorno (4 se è periodo scolastico).

Non ho grande affetto verso quel paese. La prima cosa che mi viene in mente sono i giorni in cui forzatamente risiedevo li. Sensazione affatto gradevole quella di perdere inutilmente il tempo quando avrei potuto fare altro, o sentirmi parte di qualcosa. Una sensazione di estraneità continua, verso il paese di campagna e per forza di cose anche verso la città in cui rientravo, lontana da tutto l’accaduto dei mesi estivi o dei due giorni liberi dalla scuola.

Però qualcosa rimane, è pur sempre il posto che ho visto fin da bambina. Paradossalmente per  me non esiste paesaggio più bello di quello delle colline del Chianti Pisano, tra Lajatico e Volterra, fino a Cascina Terme. Le Dolomiti saranno belle, il Chianti senese sarà bello, ma mai quanto quelle colline vestite di girasoli o vigne, intervallate da cipressi e gialle di grano o marroni di terra rivoltata. Mi piace percorrerle lungo le strade interne, ché quel paesaggio dalle grandi arterie non lo si vede. E gli odori di erbe, di sterpaglia umida o bruciata. E’ un senso di tranquillità benevola che mi pervade quando passo di li e so di non dovermi fermare per forza.

Mentre attraverso quei posti, penso che per apprezzarli devo stargli lontana. Sembra il leit motiv della mia vita: apprezzare solo ciò che è lontano.

Volterra era il posto dove andavo sempre, tutte le estati, anche solo per una mezza giornata. Volterra era una sorta di pellegrinaggio assimilabile a quello di mio nonno a Montenero: ci andava ogni anno, una visita veloce, ma doveva andarci.

Mi piaceva andare al teatro romano, girellare per le vie strette del paese, buttarmi nelle (nella?) librerie che trovavo e uscirne carica di libri, vedere le balze e Ombra della Sera. Sono affezionata a Ombra della Sera, lunga lunga e magrissima, un specie di filo dotato di braccia, gambe e testa. Mi veniva raccontata una storia circa questo bronzetto etrusco, che non riesco a ricordare bene…Parlava di un uomo molto basso di statura che soffriva molto per questo, e viveva sempre nascosto, fino a quando non si accorse che al calar della sera la sua ombra era molto lunga, e non si sarebbe potuto indovinare la sua vera altezza. Si dice allora che l’uomo in questione, forte dello stratagemma che aveva trovato, invitò la ragazza di cui era innamorato ad un colloquio parlandole nascosto, lasciando intravedere la sua ombra. Ma per la sua voglia di impressionarla, vedendo che indietreggiando l’ombra si allungava, indietreggiò talmente tanto da cadere dalle balze.

Non ho idea se questa storia sia vera o meno, e non mi interessa nemmeno saperlo. Non mi interessa che sia parte della tradizione del posto, è parte della mia personalissima tradizione.

Tornare a Volterra anni dopo ha significato confrontarla con l’immagine che avevo stampata nella mente, immagine che si legava a quei tempi passati, di caldi e assolati pomeriggi estivi in una sperduta località di campagna, senza nemmeno il mare a due passi.

La piazza dei Priori si è rimpicciolita. La ricordavo più grande, più ariosa. La piazza è la stessa di tanti anni fa, sono sicura. Ma gli spazi sono più stretti, come se i palazzi fossero avanzati, avessero chiuso le vie, tolto il respiro alla piazza. Probabilmente sono solo i ricordi della percezione spaziale di un bambino, diversa da quella di un adulto.

Quasi rimpiango di esserci tornata. L’immagine che avevo si sovrappone con quella reale. Avrei dovuto tenermi il ricordo, superiore, forse per affetto, a quello che è il vero.

 

Mi sono messa a setacciare i negozi di alabastro alla ricerca di orecchini, oggetto comprato forse l’ultima volta che ero stata li. Ne ho avuti almeno 3 paia: piccole lastre di alabastro tagliate in varie forme, una sicuramente era una goccia; alcune erano decorate, altre no. Nessun superstite: le lastre di alabastro sono fragili, basta che cadano a terra e si spezzano. La mia innata grazia di ragazzina non è riuscita a salvare gli orecchini al loro tristo destino

Li ho trovati: bianchi e lisci, come marmo, ma quasi trasparenti in alcuni punti tanto da far passare la luce. L’alabastro è una sorta di velo di tulle davanti agli occhi. Erano a goccia. Ma non in lastra, una goccia a tutto tondo. Dopo quindici anni trovarli uguali a quelli perduti era forse chiedere troppo. Un po’come chiedere alla piazza di non cambiare proporzioni, invece di contrarsi su se stessa come ha fatto.

Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 04:08 | link | commenti (7)
categorie: fuoco, si viaggiare, gioventute
martedì, 09 settembre 2008

WHY?

Ieri sera me ne esco fuori con due amici. E incontro casualmente Magnolia.
Magnolia era il mio grande amore di quando avevo 14 anni. Lui ne aveva 17. Era bellissimo, alto e smilzo e con lunghi capelli biondi. Occhi azzurri e un visino d’angelo. Era un tipo un po’ particolare, quanto meno sui generis, ed ovviamente io mi innamorai perdutamente di lui a prima vista. Primo giorno di liceo, lo ricordo ancora. Io che arrivo a scuola e cerco di capire dove diavolo mi devo dirigere (il mio liceo era una fabbrica. No, davvero, era una fabbrica veramente, in seguito adibita a scuola), quelli di quinta che ci assaltano per farci le famose matricole. Arriva il fratello di una mia amica che pur essendo di quarta, si bulla della sua anzianità scolastica e del fatto che io sono l’amica della sorellina, quindi si può matricolare, anzi si deve, è una specie di privilegio e dietro di lui Magnolia.
Visone celestiale.

Le gambe che tremano, la testa in bambola, l’occhio perso e la bocca semi aperta. Insomma, al mio solito avevo sfoggiato una delle mie più intelligenti espressioni.
Per due anni penso di aver trovato le scuse più infime per andare dal fratello della mia amica, con la speranza di vedere Magnolia in classe, per due anni ho passato l’intervallo transumando davanti alla loro aula (ma sempre con molta discrezione), e per due anni tutte le volte che me lo trovavo davanti mi sarei voluta sotterrare. A quattordici anni non ero il massimo dell’avvenenza e nemmeno dell’intraprendenza, diciamocelo. Non che ora in quanto a intraprendenza si sciali, ma insomma. Almeno un po’ di goffaggine è andata.
Ricordo che al diciottesimo del famoso fratello dell’amica, il giovane genio volle pure presentarmelo, di forza. Uno dei momenti più imbarazzanti della mia vita. Magnolia lo ricordo benissimo, aveva un maglioncino con scollo a V color salmone. Io di me ricordo solo che avevo in mano il cd dei Pink Floyd che dovevo dare all’amico di cui sopra. Magnolia si complimenta per il mio gusto musicale, io devo aver risposto qualcosa (di molto breve e poco intelligente) e con una scusa qualsiasi sono letteralmente fuggita dileguandomi tra le persone.
Magnolia durante i due anni di liceo che ci hanno visto uniti nella stessa scuola, ovviamente, non mi ha mai considerato manco di striscio. Ed io lo guardavo da lontano e sospiravo.
Magnolia l’ho sempre rivisto in giro, quando più quando meno, visto che è il front man di un gruppo che suona piuttosto spesso. Il suo gruppo è interessante, lui scrive le canzoni e ne cura i testi onirici e surreali, imbevuti di citazioni colte. Ha la voce un po’ alta (ma io lo dico perché sono una patita di voci basse) ma bella, un bel timbro, una bella intensità e sul palco è proprio bravo.
Magnolia l’ho sempre trovato un bel tipo, è ancora alto e magro, non ha più i capelli lunghi, li ha tagliati, ma gli sono rimasti gli occhioni azzurri ed il viso d’angelo, e dimostra meno dei suoi ormai quasi trentuno anni. Che a pensarci bene sono tutte cose che su di me non dovrebbero avere alcuna presa, visto che io sono amante dell’uomo mediterraneo, dei lineamenti forti e tutt’altro che angelici e soprattutto ho una discreta passione per i vecchi. Ma sarà che era il mio amore dei quattordici anni e che forse meditativo vendetta tremenda vendetta, io gli ho sempre portato un certo affetto e su di me ha sempre esercitato un certo fascino.
Magnolia è stato una delle mie meteore invernali. Ci siamo conosciuti ad una festa (no, sarebbe meglio dire che lui ha conosciuto me, perché io, chi fosse lui, lo sapevo benissimo!) e siamo usciti insieme qualche tempo. L’emozione di vedere il tuo amore dei quattordici anni che ora è li che ti chiama e che è lui che vuole vederti, che è lui che ti guarda imbambolato, pensare a come è strana la vita ed il gioco degli incontri che si ripropone quasi quattordici anni dopo. Le cene a casa sua (adoro un uomo che cucina per me), le discussioni di ore sulla seconda guerra mondiale e la resistenza, sui film di Pasolini, le citazioni di Landolfi. Poi io ho attuato una delle mie celeberrime fughe.
E ieri sera l’ho incontrato casualmente. Sempre molto carino, di modi e di persona. Mi è venuto a salutare con una sorriso splendido, mi ha abbracciato e mi guardava con gli occhi che brillavano. Ecco. Ma perché? No, perché tu, mio caro Magnolia, che sei intelligente, che sei così amorevole e dedito, che tutte le volte che mi vedi pare che tu abbia una visione mistica, che mi guardi e mi fai sentire l’unica donna per te esistente in tutto l’universo, insomma, perché tu che sei così creativo, ed anche interessante, tu che tieni le piccole cose che ti ho dato come fossero gioielli preziosi, tu che sei riuscito a capire una parte del mio mondo, insomma, tu che sei pieno di fantastici pregi, tu che hai solo un difetto…ma perchè quel difetto deve consistere nell’essere completamente FOLLE E FUORI DI TESTA????

(No, poi dice “perché hai cassato pure questo?”…)

Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 16:59 | link | commenti (8)
categorie: son belle cose, are you scherzing, ripigliati, io e gli omini, gioventute
venerdì, 31 agosto 2007

Ritrovo, sfogliando il mio Moleskine ormai quasi finito; dal passato ritrovo, e riporto.

 

UN ADDIO ITALO-PORTOGHESE

Sera. Notte. Nemmeno la luna. Un vento pungente a sferzarci addosso.

Luci artificiali a sezionare i tuoi – i miei – i nostri lineamenti. Indovino il tuo corpo mai visto nonostante l’ostruzione – pesante – degli abiti.

Indovini il mio corpo mai conosciuto nonostante la barriera del cappotto e delle braccia.

Il vento ti passa sui capelli. Il vento mi passa sulla gola.

Parli-amo. La tua voce morbida e calda, che dice della mia pelle che supponi morbida e calda, si modula tra le schegge gelate che ci piovono addosso.

Infili le parole come perle.

La collana che ne fai è di eleganza e leggerezza invidiabili. Io lo so. Lo so bene.

Le

     perle

              sono

                       amare.

Mi urtano contro le orecchie, le tue parole. Entrano nei tessuti, tra cellula e cellula. Mi scorrono nelle vene, le tue parole. Mi dondolano, mi mordono, mi ammorbano, le tue parole.

Perché tu, che di parole vivi e che le possiedi, lo sapevi. Lo sapevi che volevo perle e non diamanti. Perché

le

     perle

              sono

                       amare.

Adesso manca soltanto il calice di vino dove immergerle. E bere.

Le

     perle

              sono

                       amare.

Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 22:05 | link | commenti (6)
categorie: fuoco, soddisfazioni personali, gioventute
venerdì, 13 aprile 2007

TIME AFTER TIME

Il tempo è inclemente.

Io mi sono resa conto che il tempo passa anche per me. Insomma, sto invecchiando (presto e male, torno a ripeterlo). Non me ne sono accorta dalle rughe. Quelle ancora non ce le ho. Qualche capello bianco si, me lo sono visto. Ma per ora non mi ha creato grosse paranoie o sconvolgimenti. Che poi al momento non ho un grande terrore del tempo che passa, anzi. Ma ho notato che ci sono alcune cose che denotano questo scorrere del tempo che mi creano un certo senso di sconvolgimento, tipo...

* Le amiche che cominciano a sposarsi. Sono più grandi di me, è vero, ma insomma, io qui comincio a perdere i pezzi delle mie uscite serotine e comincio a dover presenziare a matrimoni vari. Non so se sono psicologicamente pronta.

* La resistenza all'alcol, no, decisamente non è più quella di una volta. Se penso alla quantità di cose che bevevo a Lisbona, fino a che ora lo facevo ed i mischioni improponibili che ingurgitavo durante le mie notti...Ecco, lo facessi adesso andrei in coma etilico.

* I tempi di ripresa post - sbornia o post serata - devasto sono decisamente ben più lunghi.

* Ringhio nel vedere orde di sedicenni in giro alle 4 del mattino, pensando soltanto, con malcelata acidità per altro, che per me alla loro età era grassa se mi facevano tornare a casa a mezzanotte.

Il capitolo film - musica lo evito, perchè non costituisce un parametro. Sono una donna retrò, mi sono sempre piaciute cose che non collimavano col periodo cronologico in cui stavo vivendo. Negli annni 80 ci sono nata per sbaglio. Io stavo bene a vivere i miei anni ruggenti nei '60 o '70.

Ma c'è una cosa che mi ha sconvolto e che mi ha fatto capire QUANTO il tempo passi e sia passato e quanto io non sia più propriamente una ragazzina (anche se niente mi impedisce di farla). E la cosa in questione è questa qui:

Mirko_e_company

Li avete riconosciuti? Si, sono proprio i Bee Hive, quelli del telefilm. Non vorrò dilungarmi sul look del Finicelli/Mirko, nè tanto meno sull'improponibile parruccone fatto indossare all'interprete di Satomi. Sorvolerò anche sul capino platinato di quello li nel mezzo, che manco mi ricordo chi sia nel telefilm. Nè parlerò del colore di capelli che avevano fatto a Manuel De Peppe. Quello che mi preme è farvi vedere come erano...

E adesso guardate un po' come sono...

beehive_cortevekkia

Qui potrei fare il gioco della Settimana Enigmistica: "Chi sono questi signori XXX?"

Irriconoscibili. Imbolsiti. Invecchiati. Erano i miei miti di bambina. Non potevo perdermi una puntata. Anche perchè io ero innamorata persa di Manuel De Peppe. Mi piaceva da impazzire. Seguivo qualsiasi telefilm lo contemplasse nel cast (Don Tonino compreso, si!). Per me vederlo così è stato un vero e proprio colpo al cuore.

Reunion beehiveMa guardatemelo, il Manuel. Sembra l'ombra di se stesso. ma dove è finito quel bel ragazzino dagli occhi allungati, l'espressione sagace ed il visetto arguto e malizioso? Ne è rimasto un trentenne (più vicino ai quaranta che ai trenta, mi par di capire) tirato e nemmeno troppo bello e/o affascinante, che vuole ancora fare il giovane.
Vorrei per altro ricordare che il signore sghignazzante dietro di lui, tronfio nella sua maglia gialla, è il Finicelli. Senza l'ormai celeberrimo ciuffo arancione, ma è proprio Mirko. Decisamente il tempo è stato più clemente con lui che con il mio bel Manuel.

Il De Peppe si è sposato. Pare che abiti negli Stati Uniti, ora.
Mamma mia. Impensabile. Quel ragazzino che si sposa.

Forse avrei preferito non vederle queste foto che mi dimostrano quanto tutto decada (in questo caso nel vero senso della parola!). Forse avrei preferito avere l'immagine di Bee Hive tutti, e sicuramente del De Peppe in particolare, ferma e cristallizzata nel tempo. Ricordarli così, come erano. Fuori dal tempo e dallo spazio, forever young.

Ma soprattutto un'altra notizia mi ha riportato alla dura realtà. Il signor Finicelli ha 42 anni (o giù di li). Quando interpretava Mirko ne aveva 22. Era più giovane di me. Ed il Manuel De Peppe doveva avere un 16 anni, quando recitava nel telefilm. Un teenager.

Il risultato è che ho avuto la lampante conferma che sono passati vent'anni. E pensare che mi parevano meno.

Però, ad essere sincera e a ben guardar le foto, mi pare proprio che questi vent'anni siano passati più (e sicuramente peggio) per loro che per me...

Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 01:07 | link | commenti (22)
categorie: questo lo dico io, tiè, gioventute
martedì, 13 marzo 2007

COM' E' BELLA GIOVINEZZA CHE SI FUGGE TUTTAVIA...

Allora, io sono nata nel 1980. E negli anni '80 c'erano dei cartoni animati seri. Dei cartoni animati degni di tale nome. Mica roba tipo Digimon e Pokemon. Sono cresciuta con infinite serie di robot guidati da aitanti giovani. Ragazzine che si trasformavano in stupende ficone. Storie strappa lacrime di orfane bistrattate dalla sorte ma redente dalla loro infinita bontà. Partite di pallavolo e di calcio che duravano circa 4 puntate l'una.

Insomma, un'infanzia con tutti i crismi.

Parlando con la fida Gajazzi rimembravamo i bei tempi andati di questi mitici cartoon nipponici. E ad un certo punto ci è venuto naturale pensare ai personaggi maschili che turbavano i nostri sogni di bambine. Ed è venuto fuori che anche da piccine avevamo l'occhio lungo. E che eravamo sensibilissime al fascino maschile (cartonisticamente parlando). Abbiamo stilato così una sorta di classifica dei belloccioni dei tempi. Già si vedeva una mia netta predilezione per i mori. E per gli smilzi.

Credo che uno dei miei primi amori di bimba sia stato il protagonista di Yattaman anche se era un biondo. ma infondo ci vuole l'eccezione che conferma la regola. Poi mi piaceva Apollo di Pollon. Già che Pollon era di per se un capolavoro, il padre della ragazzina rappresentava un forte incentivo alla visione della serie. Poi è arrivata Creamy. E oviamente coglieva l'attenzione quel testone di Toshio. Anche se è passato presto perchè era un po' troppo a bimbino, e io ho sempre avuto un'attrazione fatale per gli "uomini" più grandi. Anche se Ataru, il protagonista decerebrato di Lamù, aveva comunque il suo perché.

gordian_DaigoPoi cresci tu che cresco io, pur se femminuccia, i cartoni sui robot son toccati pure a me. E guarda un po', ogni forzuto robot era guidato dal bellimbusto di turno. E qui come non ricordare Daigo, protagonista di Gordian? No, solo per il nome meriterrebbe una menzione. Da oggi invece di dire "son drago" tutti a dire "son Daigo". E quella sua sciarpina bianca, che fa così eleganza! Per non parlare di lui, il solo, il mitico Alan Benjo. Come si può resistere ad Alan Benjo e alle sue pose da bullo?

E La spada di King Arthur? Con la sua splendida sigla cantata dai cavalieri del re di Riccardo Zara? E come non ricordare Artù, bello, bravo, intelligente e impavido? E per le amanti dell'omo che ha da esse' omo (o dell'omo che ha da puzzà), Ken Shiro non glielo leva nessuno!

Poi c'erano quelle innamorate di Mirko dei BeeHive. Come dimenticare le loro intramontabili hits, d'altra parte. Mirko rappresentava un nuovo prototipo d'uomo. L’uomo rock’n’roll, però tipo kinder bueno: duro fuori e tenero dentro. E c’era il partito Satomi, ovviamente: capelloni alla riscossa. Fanciulle divise e litiganti, una lotta epica pari a quella dei Beatles Vs Rolling Stones, Durand Duran Vs Spandau Ballet, Take That Vs Backstreet Boys (non so se nota il climax di DECADENZA). Poi si sa. L’uomo artista ha sempre il suo ascendente. Specie i BeeHive, primo gruppo rock propinato alle fanciulline. Con la pretesa di essere glam alla Mark Bolan, si truccavano peggio dei Kiss. Epperò, stranamente, io non ero affascinata da nessuno dei componenti di cotanto gruppo. Strano. Molto strano. Erano troppo buoni per i miei gusti.

Si sa, il fascino del marcio non lo leva nessuno. Ma c’è stata tutta una serie di Andrèpersonaggio buoni (e pure un po’sfigati, che pare sia un inscindibile binomio) che non poteva non piacermi. Prendete Andrè di Lady Oscar: bello come il sole, idealista, dolce e duro allo stesso tempo…Ovviamente rimane orbo, e quando finalmente riesce a farsi la buona Oscar…Tempo zero muore. Porello. Era meglio se stava fermino. E non parliamo di Abel e Arthur di Georgie, che vorrei ricordarlo, nella versione originale della serie, uno finisce ammazzato (dopo essersi fatto Georgie) e l’altro viene sodomizzato reiterate volte (prima di farsi Georgie). State lontani da Georgie che porta male!!

Passando ai buoni e sportivi mi ricordo che il bellone era rappresentato da Sugar, un tipetto che faceva boxe. E che da un giorno all’altro passa da essere un bamino a un post adolescente da sbavo. Misteri della fede. Io l’ho chiamata crescita esplosiva. Come quella che ho denotato in Calabria. Ma non c’entra col discorso.

Capitan_Harlock_06E poi invece subentra il fascino del male (o presunto tale). Vogliamo parlare del fascino Gigen di Lupin? E soprattutto di quello di Capitan Harlok? Capitan Harlok era il massimo. Secco rifinito, sguardo di ghiaccio, cicatrice sul viso e quella ambiguità di fondo che non si capiva mai se era buono o cattivo. Una cosa da urlo. Credo che mi creerebbe scompensi tutt’ora.terence

Ma uno solo era il re dei miei sogni di bambina. E non solo dei miei. Perché Gajazzi mi ha confermato che lo era anche dei suoi. E nel ’94, durante una vacanza studio a Londra (tempo speso bene, eh) è stato eletto come il più bello dei cartoni. TERENCE di CandyCandy. Si, proprio lui, quello di Candy, rinomata per essere la donna più stupida del creato (parla con un procione e soprattutto corre dietro a quello slavato di Antony quando c’è li Terence. No,via, perle ai porci). Terence non solo è bello. E’ tormentato. E’ romantico. E’ difficile. E’ intenso. E’ devastato. Porca miseria, fa l’attore. Non depone a suo favore. Ma che vuoi fare. Non si può avere tutto.

Io vado fiera dei miei amori di bambina. Dal tipo di Yattaman a Terence. Li ho amati tutti. E a ben vedere, e a vedere i tipi che suscitano la mia attenzione oggi, ero forse più sana allora di adesso.

[Urge fare dei sentiti ringraziamenti. A Gajazzi per la sua collaborazione e il suo appoggio nelle mie follie. E per le fotine che mi ha mandato da utilizzare in questo post. In pratica siamo un'associazione a delinquere. Inoltre vorrei ringraziare la mia tesina forzata sulle ville medicee, che ha effetti devastanti sulla mia psiche e mi spinge a svariati momenti di delirio che poi producono cotanti profondi post.]

Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 17:33 | link | commenti (35)
categorie: questo lo dico io, i miei eroi, son belle cose, gioventute