Così sono entrata in quel piccolo, colorato, sconclusionato mondo che era il Caffé del Teatro. Le pareti erano dipinte con colori caldi: giallo, rosso, arancione. Mostre di quadri o foto buttate li, senza pretesa di insegnare o di stupire: solo per condividere qualcosa che si riteneva bello. Musica klezmer, o folk, o rock in sottofondo. Michele e suo fratello Pasquale dietro il bancone. Volantini con programmazione di concertini acustici, di cene a tema, di spettacoli teatrali fatti in quel locale, che al piano inferiore ha anche un piccolo teatro. Un’atmosfera calda e avvolgente, vivida e gioiosa.
Michele ha lo sguardo che brilla. Ed un gran sorriso. E’ un uomo di spirito e di battuta, ma non avevamo mai dialogato più di tanto. Una sera mi trovavo li perché sapevo che sarebbe passato Moni Ovadia, che i più sanno essere il mio attore preferito. Moni Ovadia è un uomo e un artista di grandissimo livello. E’ un amico di Michele, ma io non potevo certo saperlo. Ricordo che Michele mi ha vista e mi ha solo chiesto: “sei qui per Moni, vero?” “si” “e dai, vieni di la, che c’è la cena con la compagnia! Vieni di la con noi!”
E sono andata: a cena con loro e ad assistere ad una serata di balli e canti. Accolta da tutti come se facessi parte della famiglia.
Non so perché Michele mi abbia invitato. Non so che cosa abbia letto nei miei occhi o nella mia voce. Forse un’affinità elettiva. Ho avuto il piacere di conoscerlo, piano piano. Michele è un uomo che ti apre le porte del cuore, e se varchi quella soglia non ci uscirai mai. Qualcuno mi ha detto che è lunatico. Che è umorale. Che è antipatico.
Michele per me è un uomo buono. E’ un uomo che sa ancora emozionarsi delle piccole cose, che ride, a cui brillano gli occhi, che trasmette tutto il suo amore per quello che fa. E’ un uomo che sa coinvolgere e trascinare.
Da quando Pasquale è andato via il Caffé del Teatro è un po’cambiato. Michele si è messo in società con un’altra persona ed il locale è stato un po’ snaturato: è stato ristrutturato ed è diventato un luogo più bello, fine, elegante ed ordinato. Ma si per me si è persa quell’ atmosfera calda e famigliare. Per questo ho cominciato a frequentarlo meno: non mi dava più niente, era una fitta al cuore entrare in quel luogo che era stato rifugio di tante sere, di tante parole, che era stato salotto e camino, a dispensare il calore dei concerti, delle candele, della musica, che era stato scenario di cene, di cultura, di risate, che era stato casa elettiva, diventare un locale come tanti altri. Bello e freddo.
Mi fermavo solo quando scorgevo Michele dietro il bancone. Quando vedevo lui, magari da solo, senza grandi cose da fare, allora si, mi fermavo. Perché era un po’ tornare ai vecchi tempi, e rivedere tutto attraverso i suoi occhi.
L’altro giorno mi sono fermata da lui. Ero in centro, non ricordo nemmeno il motivo preciso. Ho deciso di deviare e passare davanti al Caffé del Teatro, con la speranza di vederlo dietro il bancone. E guardando dal vetro l’ho visto proprio dietro il bancone; allora sono entrata.
Michele mi ha guardato quasi incredulo: era veramente tanto tempo che non passavo di li. Poi ha sorriso, in quel modo dolce e bizzarro che ha lui ed è venuto ad abbracciarmi. Ci siamo messi a parlare finché Michele non mi ha detto “oh, tra poco apro il locale eh! Mi stanno dando i permessi!”
Già il locale.
Il locale.
Mi è apparsa nella mente la chiacchierata che una volta facemmo io e Michele: lui aveva questo progetto di aprire un locale e spazio polivalente per gli artisti verso Potenza. Aveva questo progetto di tornare a casa, e arricchire così la sua terra.
“Torno a casa!”
In quel torno a casa ho visto la sua gioia di tornare la dove sono le sue radici. Ho sentito l’eco di “Amara terra mia”. Ho capito, per l’ennesima volta, che per lui le origini sono importanti: si può girare il mondo, si può viaggiare, ma il tuo posto è dove sei nato, è l’aria che hai respirato, è la terra che hai odorato, i colori che hai visto.
Ero contenta per lui. Ma allo stesso tempo mi è presa la tristezza. La tristezza di non vederlo più, di non affacciarmi più al Caffé del Teatro per vedere se è dietro il bancone, di non sentire più la sua voce e la sua allegria. Deve averla vista la mia tristezza. Dopo quel “Torno a casa!” ha aggiunto: “si, ma tra più di un anno eh! Ancora c’è tempo! Mi vieni a trovare laggiù? Mi vieni a trovare?”
Michele è un uomo buono, e di una sottile infinita dolcezza.
Quando se ne andrà, e tornerà alla sua terra, tornerà a casa, questa città perderà molto. Io perderò molto. Anche se so che di sicuro non lo perderò mai. Potrei incontrarlo tra 20 anni e sono sicura che mi guarderebbe, direbbe “Agnese!”, sorriderebbe e mi abbraccerebbe. Perché Michele è così.
Non sono persona che fa lodi, o che dice agli altri quanto siano validi. Ma a volte faccio eccezioni. E questa volta l’eccezione è per Michele.
COM' E' BELLA GIOVINEZZA CHE SI FUGGE TUTTAVIA...
Allora, io sono nata nel 1980. E negli anni '80 c'erano dei cartoni animati seri. Dei cartoni animati degni di tale nome. Mica roba tipo Digimon e Pokemon. Sono cresciuta con infinite serie di robot guidati da aitanti giovani. Ragazzine che si trasformavano in stupende ficone. Storie strappa lacrime di orfane bistrattate dalla sorte ma redente dalla loro infinita bontà. Partite di pallavolo e di calcio che duravano circa 4 puntate l'una.
Insomma, un'infanzia con tutti i crismi.
Parlando con la fida Gajazzi rimembravamo i bei tempi andati di questi mitici cartoon nipponici. E ad un certo punto ci è venuto naturale pensare ai personaggi maschili che turbavano i nostri sogni di bambine. Ed è venuto fuori che anche da piccine avevamo l'occhio lungo. E che eravamo sensibilissime al fascino maschile (cartonisticamente parlando). Abbiamo stilato così una sorta di classifica dei belloccioni dei tempi. Già si vedeva una mia netta predilezione per i mori. E per gli smilzi.
Credo che uno dei miei primi amori di bimba sia stato il protagonista di Yattaman anche se era un biondo. ma infondo ci vuole l'eccezione che conferma la regola. Poi mi piaceva Apollo di Pollon. Già che Pollon era di per se un capolavoro, il padre della ragazzina rappresentava un forte incentivo alla visione della serie. Poi è arrivata Creamy. E oviamente coglieva l'attenzione quel testone di Toshio. Anche se è passato presto perchè era un po' troppo a bimbino, e io ho sempre avuto un'attrazione fatale per gli "uomini" più grandi. Anche se Ataru, il protagonista decerebrato di Lamù, aveva comunque il suo perché.
Poi cresci tu che cresco io, pur se femminuccia, i cartoni sui robot son toccati pure a me. E guarda un po', ogni forzuto robot era guidato dal bellimbusto di turno. E qui come non ricordare Daigo, protagonista di Gordian? No, solo per il nome meriterrebbe una menzione. Da oggi invece di dire "son drago" tutti a dire "son Daigo". E quella sua sciarpina bianca, che fa così eleganza! Per non parlare di lui, il solo, il mitico Alan Benjo. Come si può resistere ad Alan Benjo e alle sue pose da bullo?
E La spada di King Arthur? Con la sua splendida sigla cantata dai cavalieri del re di Riccardo Zara? E come non ricordare Artù, bello, bravo, intelligente e impavido? E per le amanti dell'omo che ha da esse' omo (o dell'omo che ha da puzzà), Ken Shiro non glielo leva nessuno!
Poi c'erano quelle innamorate di Mirko dei BeeHive. Come dimenticare le loro intramontabili hits, d'altra parte. Mirko rappresentava un nuovo prototipo d'uomo. L’uomo rock’n’roll, però tipo kinder bueno: duro fuori e tenero dentro. E c’era il partito Satomi, ovviamente: capelloni alla riscossa. Fanciulle divise e litiganti, una lotta epica pari a quella dei Beatles Vs Rolling Stones, Durand Duran Vs Spandau Ballet, Take That Vs Backstreet Boys (non so se nota il climax di DECADENZA). Poi si sa. L’uomo artista ha sempre il suo ascendente. Specie i BeeHive, primo gruppo rock propinato alle fanciulline. Con la pretesa di essere glam alla Mark Bolan, si truccavano peggio dei Kiss. Epperò, stranamente, io non ero affascinata da nessuno dei componenti di cotanto gruppo. Strano. Molto strano. Erano troppo buoni per i miei gusti.
Si sa, il fascino del marcio non lo leva nessuno. Ma c’è stata tutta una serie di
personaggio buoni (e pure un po’sfigati, che pare sia un inscindibile binomio) che non poteva non piacermi. Prendete Andrè di Lady Oscar: bello come il sole, idealista, dolce e duro allo stesso tempo…Ovviamente rimane orbo, e quando finalmente riesce a farsi la buona Oscar…Tempo zero muore. Porello. Era meglio se stava fermino. E non parliamo di Abel e Arthur di Georgie, che vorrei ricordarlo, nella versione originale della serie, uno finisce ammazzato (dopo essersi fatto Georgie) e l’altro viene sodomizzato reiterate volte (prima di farsi Georgie). State lontani da Georgie che porta male!!
Passando ai buoni e sportivi mi ricordo che il bellone era rappresentato da Sugar, un tipetto che faceva boxe. E che da un giorno all’altro passa da essere un bamino a un post adolescente da sbavo. Misteri della fede. Io l’ho chiamata crescita esplosiva. Come quella che ho denotato in Calabria. Ma non c’entra col discorso.
E poi invece subentra il fascino del male (o presunto tale). Vogliamo parlare del fascino Gigen di Lupin? E soprattutto di quello di Capitan Harlok? Capitan Harlok era il massimo. Secco rifinito, sguardo di ghiaccio, cicatrice sul viso e quella ambiguità di fondo che non si capiva mai se era buono o cattivo. Una cosa da urlo. Credo che mi creerebbe scompensi tutt’ora.
Ma uno solo era il re dei miei sogni di bambina. E non solo dei miei. Perché Gajazzi mi ha confermato che lo era anche dei suoi. E nel ’94, durante una vacanza studio a Londra (tempo speso bene, eh) è stato eletto come il più bello dei cartoni. TERENCE di CandyCandy. Si, proprio lui, quello di Candy, rinomata per essere la donna più stupida del creato (parla con un procione e soprattutto corre dietro a quello slavato di Antony quando c’è li Terence. No,via, perle ai porci). Terence non solo è bello. E’ tormentato. E’ romantico. E’ difficile. E’ intenso. E’ devastato. Porca miseria, fa l’attore. Non depone a suo favore. Ma che vuoi fare. Non si può avere tutto.
Io vado fiera dei miei amori di bambina. Dal tipo di Yattaman a Terence. Li ho amati tutti. E a ben vedere, e a vedere i tipi che suscitano la mia attenzione oggi, ero forse più sana allora di adesso.
Mi sembra doveroso un post dedicato ad uno dei miei miti personali.
Egli permane in questa mia categoria sin da quando ero bambina.
IL MAGO ANUBI!!!!
Ora, chi è il mago Anubi? Il mago Anubi è un potentissimo cartomante - veggente - esorcista - numerologo - esperto di magia egiziana - magia bianca - magia nera - magia maya - etc. etc.. definito dai giornali (quali??) il NOSTRADAMUS DEL 2000.
Già le credenziali del personaggio sono forti, ma la ragione per cui è il mio mito è un'altra: fa scompisciare dalle risate. E' meglio di Zelig. Lo potete incontrare in svariate televisioni locali, ora non so se transita anche in quelle che non sono toscane, ma qui lo vedo ogni tre per due. perchè Anubi è livornese, dè! E' meraviglioso: pare veramente un portuale. le mattine in cui mi recavo a lavorare a Livorno con le navi da crociera e dovevo essere in banchina dalle 6:45 del mattino, sognavo di vederlo tra i portuali. Lui mi rappresenta Il LIVORNESE (non si sentano offesi i livernesi, ci mancherebbe). Forse perchè è il primo livornese che ho visto, e quindi mi rappresenta una tipologia ideale. Ora, il bello del mago Anubi sono le sue sortite tlevisive in cui fa i consulti telefonici. Da buttarsi via. Una volta ad una tipa che aveva telefonato, dimostrando dubbi sulla fedeltà coniugale del marito, il buon mago dette queto responso: "hum. Fammi vedè le carte...Dè, 'r tu' marito ti fa le 'orna!!!!!" (accompagnando la frase con esplicativo gesto fatto con le mani).
Oggi mi ha illuminato di nuovo con la sua saggezza. L'ho intravisto per caso su una rete regionale e non mi sono potuta esimere. Ecco la sua perla odierna: "perchè signori, io tra una telefonata e l'artra, le cose le devo spiegà. Poi magari dite che palle lulì che sta sempre a spiegà. ma la curtura vi serve pe' non favvi fregà! Allora, io sono mago, sono magio e il magio, lo trovate anche sur vo'abolario, è vello che pole tutto, ir bagatto...Ir bagatto, no la bagascia!"
Come si fa a non adorare un uomo così? Mi congedo con una delle sue frasi ricorrenti: "perchè io vi fò ir talismano potentissimo che vi leva le negatività!"
Ecco a voi Anubi. Ma non lo trovate adorabile??