Precario

...come me e il mio lavoro...

Chi sono?

Utente: Agnesita
Dr.a Bayar é melhor que bolo rei!

Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder



MisuraImmodestia

Avete supportato i miei delirii ben *loading* volte
giovedì, 16 luglio 2009

SCUSA MA


Vado in libreria, al fine di torvare alcune pubblicazioni sulla mia città. Ovviamente l'unica guida esistente è del 1995, appenna un po'datata. Libri pochi, benedetto Cardini che si degna di scrivere un libro con la storia di Prato. Avrò da divertirmi a studiare.
Mentre mi accingo a pagare i miei libri giro gli occhi e lo vedo: LUI è tornato! Campeggia un espositore che mi rammenta dell' uscita di "Scusa, ma ti voglio sposare", dell' immarcescibile Fedricone Moccia.
E dopo "Scusa, ma ti chiamo amore", ecco "Scusa, ma ti voglio sposare". C'è da dire che è un uomo educato, si scusa di tutto. Effettivamente il matrimonio mi pare un bel disturbo.
Aspetto il prossimo libro (ma anche no):  "Scusa, ma ho cambiato idea, amici come prima e tante belle cose", "Scusa, ma la vita matrimoniale non fa per me, mi son sbagliato", "Scusa, ma va bene che t'ho sposato, però ora potresti anche levarti da treppassi".

Scusa Federì, ma abbozzarla di scrivere minchiate no, eh?
Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 19:18 | link | commenti (11)
categorie: questo lo dico io, le risa, son belle cose
domenica, 01 febbraio 2009

POLIGLOTTA

Ormai è appurato: con la giusta quantità di gin posso parlare qualsiasi lingua del mondo (con predilezione per le neolatine)
.
Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 18:31 | link | commenti (2)
categorie: lingua, belle parole, le risa, son belle cose, life abroad, bello il mio lavoro
venerdì, 23 gennaio 2009

VOCABOLARIETTO D'USO

 

Durante il mio breve soggiorno romano, mi sono accorta che il dialetto toscano (che poi toscano non vuol dire niente: bisognerebbe specificare di quale area della Toscana stiamo parlando, che qui ognun per se e iddio per tutti) non è così universalmente comprensibile come io pensavo. Già ne avevo avuto una piccola riprova diversi anni fa, gli anni in cui vivevo il mio amore per Brianza, il quale, nonostante la giovine età, si faceva oltre trecento chilometri per venirmi a trovare. Che caro ragazzo. Ora gli auguro la peggiore delle infelicità, ma questa è un’altra storia. Insomma, il povero Brianza molte volte si trovava nella difficile posizione di non capire ciò che io stessi dicendo. La cosa mi stupiva un po’, perché non è che stessi parlando veneto (anche perché, essendo lui di origine veneta, avrebbe capito benissimo) e mostrai tutto il mio disappunto. Il giovanotto mi fece notare che effettivamente tra “C” aspirate, dittonghi in “AO” quasi portoghesi e termini a lui ignoti ogni tanto capitava di perdere il filo del discorso. Bene, ma “codesto” non è regionalismo né un termine così desueto, se non lo conosci è per ignoranza tua, caro il mio biondino, ma andiamo innanzi.

A Roma, parlando con Giò e Dariuska, ho avuto l’ulteriore conferma che certi lemmi non sono conosciuti ed usati fuori dal territorio granducale. Altresì, ho imparato anche io alcune parole che sarà mia cura inserire nel mio vocabolario.

Alla luce di alcune difficoltà di comprensione (nate durante lunghe conversazioni nel ristorante eritreo), su suggerimento e pressante richiesta degli interessati (Giò e Dariuska, appunto), mi appresto a scrivere un vocabolarietto d’uso.

Che poi, l’italiano l’abbiamo inventato noi, quindi è il caso di adeguarsi e conoscere certi importanti e sostanziali termini che si usano in terra di Toscana.

 

B

Bottino: con la parola “bottino” si usa indicare il contenuto dei pozzi neri. Per estensione poi anche il concime organico e le cose molto sporche. Bottino può anche essere un simpatico appellativo per i propri conoscenti “Oh, ma sei proprio un bottino, eh!”.

 

La necessità di fare l’esegesi della parola “bottino” nasce da una conversazione in cui io stavo raccontando l’analisi organolettica che un mio amico, presto laureatosi sommelier, aveva fatto di una grappa alla rosa servita ad un ristorante cinese. L’analisi consisteva in: “Hum. Sa di bottino!”

Visto lo smarrimento dei miei interlocutori alla parola bottino e le loro interpretazioni (“Sa di piccola botte? Di ciò che rimane nel fondo della botte?”), mi è sembrato doveroso chiarire il concetto. Mirabile la chiosa di Giò: “Adesso, quando al telegiornale sentirò una notizia dove viene detto qualcosa del tipo “i banditi hanno abbandonato il bottino in macchina”, mi immaginerò una macchina piena di sacchi di merda!”.

 

G

Granata: scopa di saggina. Particolarmente adatta per spazzare il cemento o i lastroni in pietra, altrimenti detti “lastre”

 

Al mio “la granata è una scopa per spazzare le lastre”, Dariuska ha materializzato davanti a se l’immagine di una bomba passata svariate volte su una radiografia. Giò ha detto “Ecco, quando sentirò, a proposito di uno scenario di guerra “lancio di granate”, penserò a gente che si tira dietro le scope della befana!”.

Ah poi mi raccomando: spazzare, spazzare. Che “scopare il pavimento” non se pol sentì. Poi non vi dico cosa mi immagino io…

 

P

Panaio: Panettiere.


Se c’è il macellAIO non si capisce perché non ci debba essere il panAIO (contando che da noi c’è pure il fruttAIO, il gommAIO e via andare)

 

T

Turacciolo: Organo riproduttivo maschile.

 

Questo lemma è stato coniato da Dariuska, che ha ribattezzato la spiaggia di Capocotta in  “la spiaggia dei turaccioli”. Avendo usato la parola “turacciolo”, immagino che non debba essere stato proprio un bel vedere…Sostenevo, con Giò, che se fossi un uomo e mi venisse appellato di turacciolo non lo prenderei proprio come un complimento. La sua risposta è stata “Dipende dal collo della bottiglia…”. E’ sempre consolante avere amici così signorili!

 

Trombolesionato: categoria umana molto ben nutrita, ultimamente. Ovviamente non è colui che è stato lesionato da un trombo.

Il trombolesionato non è il mascettiano “non trombante”. Né è lo sfigato che non ne vede manco a piangere. Il trombolesionato è colui che esercita, ma senza trasporto, quasi per dovere. Insomma, mai esercitare troppo (tante le volte s’avesse a consumare, eh). E’ sempre preferibile giocare a bocce, leggere trattati sulla metafisica, parlare del Capitale di Marx, parlare estensivamente e noiosamente (la noia è un tratto distintivo del trombolesionato) del proprio argomento di studio o di lavoro (storia dell’arte – economia – ingegneria – musica – letteratura – leggi più o meno astruse – teatro – lingue morte – varie ed eventuali).

 

Il lemma è stato coniato da Lisita alla fine di uno dei diecimila tirocini fatti durante il corso di abilitazione per diventare guide turistiche. I tirocini erano spesso fatti la domenica mattina. In realtà questa era una lezione di approfondimento, fatta il sabato mattina. Tutti i sabati le lezioni erano dalle 9 alle 14. Quel famoso sabato la lezione finì intorno alle 13:15. L’insegnante (venerabile donna per la sua competenza e sapienza) vista l’ora, decise di mandarci a casa prima, con un bel sorriso sulle labbra. Ma ecco spuntare alcune vocine dal fondo del gruppo: “Ma mancano ancora 45 minuti, perché non ci fa vedere altre cose? Tanto, ormai che siamo in giro…”

Alziamo gli occhi al cielo. Ed ecco Lisita proferire lo storico “Oh, ma se siete dei trombolesionati ditelo, eh. Per una volta che si torna a casa un pochino prima, ma godi popolo!”.

L’insegnate, per inciso, era d’accordo con lei.

 

U

Un quarto alle tre (o cinque, o sei…): le tre (o cinque, o sei…) meno un quarto.

 

Mi chiedo, ma perché la donnina romana che per la strada mi chiede l’ora non capisce “un quarto alle tre” e “le tre meno un quarto” si? Perché Giò sgrana gli occhi quando dico che ho il treno ad un quarto alle cinque e se dico alle cinque meno un quarto invece capisce?

A me pare una locuzione comprensibilissima.

 

 

Uscita del secondo fascicolo del Vocabolarietto d’uso: prossimamente (appena qualcuno mi dice che non capisce cosa sto dicendo).

Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 14:44 | link | commenti
categorie: questo lo dico io, lingua, belle parole, le risa
martedì, 11 novembre 2008

SPIEGAGLIELO

barak-obama

A me Barak piace. Ma proprio fisicamente, dico.
Barak piace tanto anche a Uòlter Veltroni. Comprensibile. Comprensibile anche che attorno a queste presidenziali americane ci fosse tutto questo interesse, sono state effettivamente storiche. Comprensibile che la sinistra italiana appoggiasse come di consueto il candidato democratico e la destra quello repubblicano.
Oggi passavo per Scandicci ed ho visto un nuovo manifesto del PD: c'era Obama acclamato dalla folla, e poi una scritta...doveva essere qualcosa tipo "si può fare" o "il cambiamento".
Bello eh.
Però, Uòlter: le elezioni le ha vinte Obama, non te.
Spiegateglielo.

SPIEGAGLIELO 2

Carla Bruni, donna a me particolarmente antipatica, fosse solo perchè sta col nano d'oltralpe, ne dice un'altra delle sue. Carlà è ormai famosa per le sue uscite estemporanee, e l'ultima (un po' come al solito) riguarda l'Italia, paese che le ha dato i natali e sul quale non smette di sputare addosso.
Duole ammetterlo, ma a questo giro sono dalla sua parte. Ha infatti chiosato con un  "felice di non essere più italiana" l'uscita di Silvio sul neoeletto presidente degli Stati Uniti d'America. Giovane, bello e anche abbronzato. Dopo averlo definito come il tour manager dell'Alpitour, in pratica, Silviozzo ha prontamente detto che era una carineria. Ah beh. E se voleva essere meno carino che diceva ,"negro di merda"? "Affumicato"?
Si scatenanto le reazioni ai discorsi di Carlà in Italia. Cossiga, ormai in preda alla demenza senile si scalda e dice che pure lui è contento che la signora non sia più italiana, ed in un moto di sanguinaria vendetta paventa il giorno in cui Carlà potrebbe volere di nuovo la cittadinanza italiana.
Un altro tizio della maggioranza, non ricordo bene, forse l'intelligentone di Gasparri, ha detto con aria contrita "eh, una first lady deve pensare bene prima di parlare, insomma, la sua posizione dovrebbe farla riflettere."
Giustissimo: quando si occupa una posizione rilevante e di potere non si può dire tutto quello che ci passa per la testa. Fossi un'importante esponente delle politica italiana, anche se lo penso, non potrei dire "io Barak me lo farei!".
Cristo, ma allora un presidente del consiglio non dovrebbe fare ancora più attenzione alle parole che usa rispetto a una first lady che per altro non ci pare abbia mai brillato in quanto ad acume?
Spiegaglielo.
Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 16:55 | link | commenti (3)
categorie: questo lo dico io, le risa, polemichina, quesitii, ripigliati
sabato, 18 ottobre 2008

L’AMANTE PERFETTA


                                                                 "Nao quero o amor         
                                               
o que me entusiasma é boa imitiçao"
                                                                          
Maria Rodirgues Teixeira

E’ giunta l’ora di affrontare la realtà. Insomma, è giusto guardarsi e capire cosa siamo, e cosa possiamo essere.
Quando ci viene detto che siamo tutti uguali, bisogna drizzare le orecchie e sintonizzare le antennine: grossa stronzata. Non siamo tutti uguali (per fortuna), e non abbiamo tutti le stesse possibilità, le stesse elezioni, le stesse strutture. E il detto volere è potere, a volte non funziona. Spesso si, ma in certi determinati casi no.
E’ giunta l’ora di rompere gli indugi e abbandonare certe visioni di se che non corrispondono a realtà. L’immagine perfettibile dell’amore che io ho, l’immagine da due cuori e una capanna, di due persone che si completano e si compensano, non è quella adatta a me. La realtà è che io per anni ho creduto ad una cosa giusta, bella, meravigliosa, ma che evidentemente mal si adatta alla mia persona.
Tuttora quando ascolto storie di amori dirompenti e di due persone che progettano qualcosa insieme mi vengono gli occhi a cuoricino. Tuttora quando sento storie di splendidi fidanzamenti e gesti signorili e forse anche un po’ di altri tempi come mandare fiori, fare piccoli grandi sacrifici che in altri casi mai si sarebbero fatti, mi sciolgo.
A me il rincoglionimento da amore piace. Ma piace proprio un sacco. Sinceramente se uno mi chiede “ma tu ci credi nel matrimonio?”, io dico di si. Nel matrimonio rigorosamente civile, chiaramente. Ci credo perché è fatica, perché sono quelle cose dove bisogna applicarsi giorno per giorno, bisogna studiarle bene. Se mi si chiede se mi piaccia l’idea di farmi una famiglia, istintivamente rispondo si, perché da inguaribile ultima romantica (o da buon ricettacolo della cultura perbenista, vai a sapere) mi piace tanto l’idea che ci sia qualcuno che è la persona adatta a me che io amerò e di cui amerò anche i difetti senza invece incazzarmi come una iena, di cui mi fiderò e con cui condividerò tutto e con cui sarò talmente incosciente da riprodurmi anche (contando che io sarei veramente un pessimo genitore e metterei al mondo una stirpe di futuri clienti di analisti/psicologi/psichiatri).
Ma poi apro gli occhi. Può piacermi tanto, ma evidentemente io non sono strutturata per cotanta cosa. Insomma, non tutti siamo nati per le relazioni di coppia. Io pensavo che infondo infondo ero una da relazione di coppia. Magari un po’ difficile, ma lavorandoci sopra…Visto il mio disordine sentimentale che regna incontrastato da anni e viste anche le mie passate frequentazioni, mi viene da dire che io non sono fatta per quella cosa. Che continua a piacermi tanto, ma a quanto pare il mio ruolo è un altro.
Insomma, io ho un ruolo, quello dell’amante perfetta: discreta, non rompo le palle, piuttosto indipendente, non faccio scenate ma tendo a defilarmi e, nel caso, a soffrire in silenzio.
Non è che il ruolo di amante mi esalti, ma mi sono ritrovata ricoprirlo più di una volta. All’ inizio dicevo che non avrei saputo stare al mio posto, vista la mia indole permalosa, gelosa, possessiva, incline al rancore e portata alla vendetta. Poi invece mi sa tanto che è la cosa che so fare meglio. Io sono un po’ quella che si può definire “la donna che non impegna”, o meglio del non impegno altrui. Che impegnare impegnerei pure parecchio. Sarà per quello che nessuno si impegna sul serio?
Guardo in retrospettiva: dal santo bevitore, che è fidanzatissimo e sembra felice, ma poi non dimentica il passato e tutte le volte che mi rivede le scova di sottoterra per stare con me e stringermi, all’idraulico che mi corteggia, mi molla perché non è pronto ad una relazione, va a convivere con una e al contempo ritorna a bussare a quest’uscio a scadenze cicliche, e continua a bussare pur avendo io chiuso bene bene la porta. Che ok, non sei male, ci siamo tolti una soddisfazione, ora però basta eh. Che poi annoia pure.
Poi quelli che sono per la comproprietà (di se stessi, mica mia!), uno dei sostenitori taciti di questa tesi è stato l’uomo che più ho amato, o quelli che non sono fidanzati però sono confusi e (in)felici, come l’attore o l’impiegatuccio del catasto, e quindi faccio l’amante lo stesso. Che mica si è amanti solo quando lui è occupato con una donna. Siamo amanti anche quando lui è occupato con tutte le sue emerite stronzate.
Per non parlare di quelli che omettono il piccolo particolare di non essere propriamente uomini liberi per poi essere attanagliati dai sensi di colpa, rinvenendosi di essere fidanzati solo dopo aver terminato la singolar tenzone,  e sono preda delle depressioni post-coitum. Una meraviglia, un’esperienza dello spirito che credo per lo più tutte le donne conoscano.
E allora io mi devo ritrovare li, che bestemmio tra i denti l’idiozia dell’uomo che mi trovo nel letto e partecipo pure al suo dolore di giovane Werther, mentre lui sospira il suo malessere di fedifrago comodamente disteso sulle mie tette. Ecco, io sto li a passargli le mani tra i capelli e dirgli con aria di chi capisce il dramma esistenziale del giovanotto - che è sì colto da disperazione e senso di colpa lacrimoso verso la legittima fidanzata, ma non toglie certo le sue mani dai miei fianchi e il naso dalle bocce - che non è nulla, che sono cose che succedono, che nessuno è perfetto e che l’importante è non ferire inutilmente gli altri e che quindi se lo tenesse per se (ma se vomita il suo senso di colpa con me è ovvio che non lo vomiterà sulla fidanzata, insomma, la coscienza gliela sto lavando io), che ci sono cose peggiori, e che non vuole dire niente. Mi è capitato più di una volta di assistere a queste scene.
La prossima volta che succede, chiedo 100 euro. Non per la prestazione sessuale, che è impagabile, ma come parcella per la seduta psicologica post-amplesso.

Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 23:34 | link | commenti (2)
categorie: questo lo dico io, belle parole, le risa, ripigliati, io e gli omini