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...come me e il mio lavoro...

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MisuraImmodestia

Avete supportato i miei delirii ben *loading* volte
domenica, 01 febbraio 2009

POLIGLOTTA

Ormai è appurato: con la giusta quantità di gin posso parlare qualsiasi lingua del mondo (con predilezione per le neolatine)
.
Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 18:31 | link | commenti (2)
categorie: lingua, belle parole, le risa, son belle cose, life abroad, bello il mio lavoro
lunedì, 25 agosto 2008

TU, FORSE NON ESSENZIALMENTE TU

E alla fine il ritorno.
Lisbona la bella mi ha accolto di nuovo come se niente fosse successo. Come se io fossi sempre stata li. O meglio, mi ha accolto come un figliol prodigo che ritorna alla casa del padre, ha ammazato il vitello grasso e mi è sembrata bella come non mai.
Lisbona la mia che in poche ore è riuscita a coccolarmi di nuovo, a darmi quel bacio infinito dal quale non ci si libera e che sempre ci fa desiderare di tornare da lei.
Lisbona, dove niente mi è sembrato cambiato, te compreso.
No, sei sempre lo stesso anche tu. Tu, una delle ragioni che mi ha portato alla lontananza da lei.
E rivederti dopo un anno e mezzo è stata un'emozione forte. E' che tu e lei siete così legati...
Di nuovo li, di nuovo noi, di nuovo negli stessi luoghi, noi, noi che eravamo convinti che saremmo stati uniti per sempre, noi che ci eravamo sempre persi e ritrovati, e da li ci veniva quella convinzione puerile che il destino ci aveva unito, e niente ci avrebbe diviso, niente, niente, niente...Sempre convinti che tra noi esistesse qualcosa di superiore, indipendentemente da chi o cosa potesse mettersi in mezzo. Ma la teoria va ben al di la della pratica, alla fine avevamo idee e stili di vita troppo diversi, obiettivi torppo diversi, volevamo cambiarci troppo. Quell'amore forte e irrazionale alla lunga non poteva bastare e non è bastato. E da li io che me ne vado, le telefonate sempre più rare, una delle mie fughe, senza avvertire,  senza giustificare, un perdersi nel niente, un nascondersi, un non volerti parlare, un non voler sapere. Tranquilla, e pronta a rivederti solo quando mi hai comunicato che accanto a te c'era un'altra persona. Sperando che quella persona accanto a te potesse mitigarti, potesse farti bene, sperando che fosse una con la testa sulle spalle, che bisogna averne anche per te, di testa. Mi sentivo tranquilla nel sapere che eri impegnato, che magari eri pure felice, che quindi non ci sarebbero state recriminazioni di sorta.
Odio le recriminazioni, sono una codarda, per quello scappo e scompaio. Evito il confronto, non voglio sentire accuse, eviterei ogni tipo di dolore se potessi. La fuga è uno dei miei tratti distintivi. Un po' come uno dei tratti distintivi di te e di chiunque ci sia stato dopo di te è l'assenza.
Nessuna recriminazione, almeno, non chiara, appena abbozzata. Che tu poi non dimostreresti mai una tua debolezza, ti conosco troppo bene. Ma conosco le tue stilettate.
(sei ancora bellissmo)
Chissà perchè poi c'è sempre questa insana voglia di voler rimanere impressi. Questa insana voglia di essere unici e speciali. Io che dico sempre che nessuno è indispensabile, ti vedo e mi dico che nessuno è sostituibile.
Ritrovarci a chiederci se siamo stati importanti. Tu che mi dici che io sarò parte di te, per sempre. Che mi dici, il giorno dopo, al telefono, che chiunque abbia saputo che ero in giro ti ha subito chiesto  se stavolta ero finalmente tornata per rimanere. Infondo io li sono sempre stata la tua donna. Tu eri Lisbona, Lisbona era te, non l'avevo mai vista separata da te, separata dalle tue braccia, dalla tua presenza imponente. E tu che dici che no, non è per rimanere, per ora. Ma che arriverà il giorno, perchè io sono parte di questa città.
Sai, la cosa che mi ha colpito è lo scompenso emozionale che c'è stato, pur essendo ben comprensibile. Sei pur sempre l'uomo che ho più amato in vita mia, e a volte arrivo a chiedermi se mai amerò qualcuno come ho amato te, con completa perdita di ragione. Il bene ed il male con te sono stati amplificati all'ennesima potenza, un continuo alto e basso di gioia e dolore. Ora sembro quasi anestetizzata.
Ma tornassi indietro, si, potessi tornare indietro, rifarei tutto. dalla prima all'ultima azione. Non importa quanto bene o male abbia causato. Non importa quanto abbiamo sofferto. Rifarei tutto, compresa la fuga, la decisone più saggia che abbia mai preso, almeno in relazione e te. Perchè tu sei tu, tu mi hai insegnato tanto, perchè chi è venuto dopo di te, se non ci fossi stato tu, mi avrebbe sicuramente fatto più male di quanto non me ne abbia fatto.
Lo scompenso emotivo nell'abbracciarti e sentirti dire, con ammirazione, che sei orgoglioso di me e sempre lo sarai, che ammiri la mia forza e la mia stabilità emotiva
(dove ho stabilità emotiva, io?)
il ritrovarmi a pensare che certi passi che hai fatto avrei voluto tu li avessi fatti accanto a me, i se ed i ma, il ritrovarsi a pensare a quello che forse avrebbe potuto essere se io avessi avuto più pazienza, più forza, se mi fossi sforzata di capirti di più. Ma sapere che noi non avremmo mai potutto essere felici insieme, ci saremmo semplicemente distrutti e che quello che ho fatto è stato giusto  non solo per me, ma alla fine anche per te.
Le lacrime trattenute, e quella voglia di proteggerti anche a distanza. Chissà perchè lasci sempre questa voglia di proteggerti, tu che dovresti proteggere.
Ci salutiamo, Tornerai, Tornerò, Tra quanto, Non lo so, dipende, in inverno forse, Vieni a stare da me, Non mi sembra la più felice delle idee e fossi la tua ragazza mi incazzerei come una iena, Non sparire, Non sparisco, ma abbi cura di te, Ne avrò, non ti darò mai e poi mai pene e delusioni
(Sono bastate quelle che mi hai dato in tre anni).
Lisbona è li, davanti a i miei occhi, che mi abbraccia e mi dice Sei di nuovo mia, Lisbona liberata da te, lei che si, non mi tradisce e non mi delude. La guardo stendersi a i miei piedi di notte. E' bella di una bellezza che mi fa venire le lacrime. Come un fado, che canta la pena del non vedere l'amato ma la speranza certa di rivederlo. La presenza nell'assenza. La bellezza, che per essere tale deve avere sempre un po' di tristezza, o non è bellezza, no.
Guardo Lisbona, la città di cui ormai sono parte. Jà passamos demasiado tempo divididas. Até breve, minha cidade querida.


Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 16:55 | link | commenti (6)
categorie: fuoco, life abroad, io e gli omini, lisboa meu amor
martedì, 01 aprile 2008

AL JAMAAL. Posso avere il tuo deserto?

10libia_sahara
Al jamaal vuol dire bellezza. La bellezza che lascia negli occhi la Libia.
Salvemini disse che la Libia è uno scatolone di sabbia.
E' un mare di sabbia dai colori abbaglianti. Un oceano di dune ocra e oro. Un respiro ampio che riempie la testa ed il cuore.
Il deserto. Sedersi su una duna e guardarsi intorno, respirando l'aria calda e secca. Guardare il desrto è come guardare il mare: finalmente si rivede l'orizzonte, lo sterminato. il vuoto, che poi è pieno. Qui siamo sovraccaricati di immagini: dove ti gir ti giri non puoi vedere il vuoto, non puoi vedere l'orizzonte. Solo davanti al mare puoi permetterti di riposare gli occhi. E solo nel deserto.
Guardare il deserto fa bene. Fa bene all'anima, purifica da tutti i pensieri, dalle scorie, dalla furia e dalla fretta. Fa ritrovare il tempo, uno dei beni più preziosi. Fa ritrovare il tempo per se stessi. Si vive ad un altro ritmo, per fortuna.
La terra desolata. Ma la waste land è forse più qui, è quella che io mi sento dentro. Nel deserto invece si rinasce, come fossimo piccole oasi.
E la gente libica. Di una bellezza incantevole. Una bellezza di anima. occhi grandi e limpidi, sorrisi e voglia di conoscere. Nonostante i problemi con l'idioma, i problemi di comunicazione.
Non è la bellezza dell'esotico quella che vedo. Io che in Libi sono oltremodo l'esotico che non hanno. E' la bellezza di un altro ritmo, un altro sguardo, un'altra innocenza che ci è quasi sconosciuta.
Lo sguardo. profondo e penetrante, fiero e indomito degli uomini del deserto. Quegli lunghi e neri, contornati da ciglia lunghissime, le sopracciglia inarcate, quegli occhi di una bellezza quasi imbarazzante. Quegli occhi puntati addosso.  sentirsi chiedere scusa perchè ti guardano. E io, atea come sono, ritrovarmi quasi a dirgli che se il suo dio ci ha dato gli occhi è proprio perchè questi guardino e vedano, e che vedano il bene. E che se lui vedeva del bene nel guardarmi, allora ne ero contenta.
L'umanità profonda e dil rispetto che ho trovato in questa gente mi stupisce. Ho cercato di rispettare la loro sensibilità ed i loro costumi. Mi sono quasi sentita male quando mi sono gettata nel lago in bikini, anche se era il più castigato che avevo. Mi sembrava di ferire la loro sensibilità. E mi sono scusata anche con la mia guida, che ha sorriso dicendo "Tu fai bene, devi sempre fare quello che ti senti, essere naturale. Ci insegni che dobbiamo abbassare gli occhi".
le sere a parlare, scoprire che c'è un concetto di umanità e fratellanza profondissimo,
Forse ho avuto fortuna, ho incontrato persone buone, illuminate, tolleranti e aperte. Ma soprattutto ho incontrato persone luminose.
Parlare per ore. Di tutto. Anche di religione. io che non credo in nessun dio e che credo, che voglio credere solo nell'uomo. Ma qui non c'è modo di slegarsi dalla religione, è una cosa radicata e profonda. Ma non c'è proselitismo. C'è scambio. Nessuno tenta di convincerti. Ed è bello vedere le cose con un'ottica completamente diversa.
L'arabo. Una lingua cantata, bella e difficile. Una grafia quanto meno affascinante. Imparare qualche parola. Riconoscerne altre che uso in portoghese.
Sentire sempre "inshalla", perchè qualsiasi cosa si faccia o succeda, l'uomo pone le basi, ma la cosa si fa se vuole dio. E ritrovarmi a dirlo anche io, mentre pianifico le cose con la mia guida, io che non ci credo, ma che prendo il loro ritmo e viaggio con loro e mi piace vedere la loro luce.
E spero di tornarci, in quel paese di luce e colori caldi e bruciati, di ocra e di rosso, di mare azzurro e civiltà diverse e intrecciate. Inshalla.

Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 21:23 | link | commenti (6)
categorie: fuoco, soddisfazioni personali, si viaggiare, life abroad, bello il mio lavoro
lunedì, 05 marzo 2007

ANCHE I MURI PARLANO: VOX POPULI, VOX DEI

Le scritte sui muri hanno un significato tutto loro. E' un modo di urlare e cristallizzare le proprie opini. Sono le pasquinate de noantri che a Prato (e zone limitrife) non abbiamo Pasquino. Mi sovvengono alla memoria vari muri scritti e descritti. Dai murales post rivoluzionari, che sono vere e proprie opere d'arte, di Lisbona (zona Graça -Penha da França) che inneggiano alla vittoria del fronte popolare, ai bimbi morti (veramente inquietanti) che campeggiavano sui muri di Dublino.

Ora, ci sono delle scritte che mi sono rimaste particolarmente impresse. Dicevano un tempo che anche i muri avevano orecchie. Eh no. I muri hanno la bocca, altro che!

Espiritos matavam + o - 200 pessoas noite. [Scritto su vari muri di Lisbona. Vorrei poter palare con l'autore di cotatnta esoterica frase. Forse è un discepolo del dottor Karamba, noto vidente africano che esercita nella capitale portoghese.]

Liberdade de celulite para todas! [sempre Lisbona. Post femminismo che avanza]

Produci, consuma, crepa [citazione. Sul muro della stazione di Sesto Fiorentino]

Oggi in edicola il vostro cervello a solo 1 euro in più [sempre sul muro della stazione di Sesto Fiorentino. Mi pare il caso di iniziare a frequentare di più questa amena località!]

Berlusconi ti fai i fischioni [o qualcosa di simile. Era sul muro della stazione di Borgo a Buggiano, o di Altopascio, non ricordo più. E'una vita che non prendo il treno verso Lucca, sicchè non iniziamo ad essere pretenziosi!]

Livorno Aiz [su un muro di Pisa, ovviamente. Non è tanto per il significato intrinseco della frase, che poi pare che ce l'ho con Livorno. E' per la scritta onomatopeica per rendere l'idea del virus HIV]

Un tavolo è una sedia senza schienale [zona Firenze statuto, vicino a casa di Gajazzi. Una frase di una profondità intrinseca ammirevole. Apre un universo parallelo. Plauso, gioya e gyubilo]

- PAPA, + PIPE! [Sempre zona Firenze statuto, sempre vicino casa di Gajazzi. Zona di esternazioni niente male, direi!]

Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 12:10 | link | commenti (13)
categorie: questo lo dico io, true life, life abroad
martedì, 18 aprile 2006

Dio salvi gli inglesi!

Ora, non per parlare seNpre delle passate elezioni, ma per me sono ancora una ferita aperta che urla vendetta...O quasi. Riconoscere che un italiano su due dopo 5 anni di DISASTROSO e DISASTRANTE governo della destra continua a pensare che fondamentalmente questi loschi figuri non abbian lavorato male mi ha distrutto nel profondo. In relatà mi ha fatto quasi pensare che avesse ragione Sirvio. Allora realmente l'Italia è un paese di benessere, un paese di ricchezza e di felicità. Se per me non è così il problema è mio, non della nazione. Dunque, nel bel mezzo della mia crisi di identità e profonda prostrazione tipoca dell'elettore di sinistra, stavo considerando l'unica alternativa possibile ad un probabile Berlusconi bis. LA FUGA!!!

Orbene, mi dicevo, ma dove?

E mi è sovvenuta alla mente la proverbiale organizzazione degli inglesi. Oh yes, io adoro gli inglesi per questo!! Sono splendidi!! Riescono ad aver una soluzione quasi credibile per tutto mentre io continua a vagare e disperdermi in modo del tutto italico nelle mille pòossibilità dell'esistenza!! Adunque mi tornano alla memoria due giovini inglesi con cui ho avuto il piacere (le risa!) di condividere una casa a Lisbona (e oltre agli inglesi c'era un sudafricano, un portoghese, un'italiana, un cane, poi due cani, poi è arrivato un brasiliano e sono andati via i cani...InZoma, un porte de mare). I due anglosassoni vivevano li in Alfama e giusto perchè in casa c'era tanto spazio e si sentivano soli ebbero la brillantissima idea di prendere un cane e di battezzarlo col nome di TATANKA. In pratica il nome era più grosso del  cane. Il quale cane s'è però dimostrato un instancabile e malvagerrimo pisciatore in casa. Una cosa veramente siNpatica, debbo dire. Ecco che, dopo 3 giorni che avevan preso il canino, lei scopre di essere allegramente incinta.

E qui viene data prova dell'organizzazione mentale che ogni inglese porta con se come imprintig naturale!

Dunque, io ero in attesa di sentir recitare un rosario di nordiche bestemmie (io starei ancora a recitalo) e invece...No. La situazione si considere in modo fermo e razionale, si soppesano pro e contro di utte le varie possibilità che ci si presentano davanti, si fa una specie di progetto e li si decide. Mi hanno fatto vedere un loro appunto su cui stavano ragionando. C'erano scritte una sotto l'altra le varie ipotesi di dove andare a vivere la loro vita col pargolo che sarebbe arrivato. Ed ogni ipotesi presentava i lati positivi e quelli negativi. Del tipo

  • Lisbona: yes clima, yes cane. No money. No work.
  • Polonia: no clima, yes cane, forse money, poco lavoro.
  • Inghilterra: no clima, no cane, aiuti dai parenti, molte possibilità di lavoro.
  • ...

e così via. Hanno deciso per l'Inghilterra. Il cane l'hanno lasciato li ad una mia amica, con l'idea di venirlo a riprendere non appena avesse fatto tutti i vaccini. Però poi Tatanka è morto. Poverino. Io ripenso ancora a quel foglietto con tutte le possibilità, messe in fila e valutate razionalemente, in un momento piuttosto drammatico, perchè comunque non è facile pensare che avrai un figlio quando sei giovane, senza un soldo, senza lavoro e non hai pensato alle prospettive. Coninuo ad ammirare molto gli inglesi per questa loro dote. Ma ammetto che questa organizzazione mentale sovraumana mi fa anche un po'senZo. E continuo a penZare dove diavolo emigrare. èp!!

Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 10:44 | link | commenti (1)
categorie: life abroad, quesitii