Con tutto il rispetto per il lavoro di Giorgio Canali e per le sue chitarre. Perché a me le chitarre di Canali piacciono, e mi piacciono le sue sonorità nei dischi dei C.S.I. . Ma Giorgino, ti prego: limitati a suonare, a produrre, a scoprire e aiutare giovani di belle speranze prendendoli sotto la tua ala protettiva, dalla quale non deve essere facile affrancarsi in seguito. Di voce non ci siamo.
Canali ha una voce a dir poco irritante. Ecco, la voce di Canali ingenera in me una violenza pari solo a quella che mi ingenera la visione di Andrea Ronchi.
I membri de Il Teatro degli Orrori hanno scelto un nome veramente appropriato per la propria band. Sentirli dal vivo è un’esperienza dello spirito a dir poco raccapricciante. La figura più tronfia e inutile è quella del frontman, che incarna tutti i peggiori stereotipi degli eccessi del rock senza per altro avere il giusto carisma per farlo. Una specie di macchietta che si agita, si butta sui fan e naviga sulle loro teste, sbiascica al microfono perché è (o vuole sembrare) ubriaco. Un uomo che mi ha molto ricordato l’Attore, con cui sono uscita per un anno e mezzo. E questa somiglianza non fa onore a nessuno dei due. E a ben pensare nemmeno a me, visto il tempo investito in tanta pochezza. E non voglio tacere sulla slecchinata finale al pubblico, ringraziato per essere accorso al concerto e per aver preferito essere li invece di essere a casa a scopare, insomma per aver preferito del sano (?) rock (?) ad una scopata. Ora tesoro, preferito è un parolone, dato che credo che ci sia poco di meglio al mondo di una buona scopata. Il fatto è che uno ha anche altri interessi e che ci sono dei tempi di ripresa fisiologici: anche volendo, stare costantemente sul pezzo è abbastanza impegnativo. Tranquillo che la scopata me la faccio dopo, la tua esibizione mica mi ha inibito l’attività sessuale. Oddio. A ben pensarci avrebbe anche potuto farlo, effettivamente.
Anno bisesto, anno funesto.
Lo sento dire sempre, e mai tante volte come negli ultimi giorni del 2008. Una serie inquietante di persone che salutavano con tutto l’odio possibile questo anno, adducendo il fatto che avendo quel giorno in più di febbraio, non poteva proprio essere altrimenti.
Sarà che io di anno bisesto ci sono nata, e sono nata proprio di febbraio, ma a me i bisestili non sono mai parsi anni peggiori di altri. Anzi. Forse forse per me sono stati migliori di altri.
Il 2000 lo ricordo con piacere per via di Dublino e dell’università. Il 2004 è stato l’anno della laurea e del conseguente smarrimento (tipo “bene. E ora che diavolo faccio?”), ma lo smarrimento è normale ed io lo considero un anno positivo.
Se devo pensare ad un annus horribilis penso al 2005. Ecco, si, quello lo posso proprio definire un bell’anno di merda, e non starò qui a specificare i motivi (vari e pesanti). Le cose hanno avuto bisogno di tempo per assestarsi ed anche il 2006 non lo ricordo con troppo piacere. Un po’ meglio il 2007, quasi si ricominciasse a risalire la china. Che va bene che quando uno tocca il fondo può sempre trovare una pala e mettersi a scavare, ma insomma…
Il 2008 alla fine è stato l’anno della rinascita. Non pretendo la perfezione, sicuramente ci sono stati momenti pesanti, ma rispetto agli ultimi anni mi par cent’ori. Mi ha portato persone ottime e finalmente ho avuto anche il coraggio di fare un po’ di pulizia. Ce ne fosse.
Il 2008 l’ho salutato lavorando, al freddo del profondo nord, attorniata al solito di turisti, alcuni simpatici, altri meno. Ho litigato con chi lavorava alla reception ed ho tollerato l’autista che faceva delle pesanti avances. L’autista, non l’Autista. C’è una gran bella differenza. Ho finito l’anno ringraziando iddio o chi per lui che nella sala facesse freddo e lui si fosse spostato ad un altro tavolo, che non ne potevo più di sentirmi raccontare le sue imprese sessuali e sentirmi dire che io avrei avuto bisogno di una “lezione”. Pure tu caro mio, ma di buone maniere.
Un cliente alla cena mi saluta dicendomi “lei è proprio una bella donna!”. A me si inchioppa una vena a sentire “donna”. Ero convinta di essere ancora una “ragazza”. Sorrido, ma in realtà la prendo malissimo, e mi metto a pensare che farò la fine di quelle che critico tanto, probabilmente diventerò schiava del botox per nascondere le rughe. Pensavo di prenderlo meglio, l’invecchiamento. Forse è tutta questione di abitudine. Oppure è una meritata punizione che sottostà alla legge del contrappasso.
Mi dicono che il 2009 è l’anno dell’Acquario. Io già mi sono sentita meglio da quando Saturno non ce l’ho più contro; mi dicono che dopo un secolo e mezzo l’acquario non ha più pianeti in opposizione. La mia nota venalità mi spinge subito ad informarmi circa l’ambito professionale ed economico, rivelando così il mio totale disinteresse verso l’ambito affettivo. In quello sono bravissima a fare casini da sola, senza bisogno di previsioni di sorta. Non faccio buoni propositi perché tanto so che sono un’incontinente che non mantiene nulla di quel che si propone e promette, cerco di dire basta ai signor no e ai signor tentenna, forse perché signor tentenna sono diventata io e ne basta uno.
Comincio con una tornata di concertini interessanti, Bobo Rondelli su tutti, purtroppo visto in uno spazio inadatto e popolato da persone irritanti. In realtà era proprio irritante lo spazio in se. Travaso di bile invece nel vedere il Lindo Ferretti in chiesa a fare un recital di una lentezza estenuante. Lo guardo cinque minuti e fuggo via, confessando, quasi in lacrime, all’amica che “io non ce la faccio a vederlo ridotto così!” . Buono Fiumani, ma mi rendo conto di non aver più (o non ho mai avuto) l’età per il delirio di folla e la mischia di spintoni. E’ perché di fondo, sono una snob. Però vengo costantemente sopraffatta dalla bellezza, soprattutto quella terribile e inquieta. L’ultimo che mi ha completamente sopraffatto è stato Donatello, che mi ha steso con
Con quasi venti giorni di ritardo, buon anno, ragazzi.