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MisuraImmodestia

Avete supportato i miei delirii ben *loading* volte
venerdì, 05 dicembre 2008

L'ULTIMO BACIO

L’ultimo saluto a Lisbona è stato, come sempre, sorprendente.
La mia amante ritrosa e arrabbiata mi si è negata per giorni, si è nascosta. Non mi ha guardato, girando dall’altra parte il volto e nascondendomi i suoi occhi, azzurri, come il suo cielo, come il suo fiume, come l’oceano. Lei, vestita di bianco, come i suoi marmi, e di rosso, come il suo ponte. Per la prima volta, dopo sette anni che la frequento, ho avuto una sensazione di estraneità. Ho dovuto riguadagnarmela. Alla fine si, erano quasi due anni che non ci vedevamo. Togliamo i due giorni di agosto, quelli non contano. Non contano in questo incontro. E dopo due anni, l’amante abbandonata si è vendicata. Ma alla fine si è arresa. O forse chissà, si è vendicata in modo ancora più sottile: si è voltata, e mi ha dato l’ultimo infinito bacio che solo lei sa dare, regalandomi, dopo giorni di pioggia e grandine, il più grandioso cielo mai visto, di un azzurro intenso e forte. Non ci si stanca di guardarlo, quel cielo. Quel colore che solo li esiste. E la luce. La luce calda del sole tardo, a lumeggiare di oro i palazzi ordinati della baixa pombalina, le case arroccate sulle colline della Mouraria, i resti sublimi del Convento do Carmo. Si è messa il vestito più bello, il profumo più soave e mi ha dato quel bacio che sa di addio e sa di “adesso non mi dimenticherai mai”.
Ma chi la può dimenticare? Chi dimentica il suo respiro? Chi dimentica che in mezzo alla Praça do Commercio, la piazza più grande del mondo contando che il suo quarto lato è il Tejo, la piazza dove l’azzurro del cielo e quello del fiume si toccano e si confondono, ho aperto le braccia per toccare l’infinito?
Lisbona, quel posto dove mi sento e non mi sento a casa, dove tre giorni fa ho detto per la prima volta “non so se adesso sarei capace di vivere qui”, quel posto che mi rigenera sempre, e mi fa tornare il sorriso nonostante tutto. Quel posto dove per una settimana mi sono aggirata con un’aria insolitamente francese, col mio cappellino di lana verde azzurro, quel posto che mi ha sorpreso con un freddo totalmente inaspettato, con le sue case vecchie e senza riscaldamento.
Lisbona, che ho trovato invecchiata, come sono invecchiata io. Lisbona che bene o male, è sempre la stessa. Le stesse persone, gli stessi rituali, a volte profondamente irritanti. A Lisbona sembra che a volte il tempo si fermi: un’immutabilità e un’immobilità che mi rinfrancano. Sono le contraddizioni che ci accomunano: io che non riesco a stare ferma, che sembro sempre un fiume in piena, poi ho un terrore disastroso di qualsiasi cambiamento. Di fondo sono un’abitudinaria, io che odio le abitudini e non sopporto la routine. Ma è come se dovessi avere delle piccole cose, che stanno ferme, almeno loro, a darmi fiducia. Degli appigli, forse. Dei punti a cui aggrapparmi.
Lisbona, dove l’impossibile non è contemplato, dove il caso è giocato da lei; lei sola tiene in mano i fili del destino. Lisbona, che mi regala un’ultima notte infinita e bianca, che mi fa pensare a quanto il caso sia “engraçado”, se così vogliamo dire, o a quanto forse lanci messaggi che poi non vogliamo intendere. Che mi fa dire che tutto, almeno li, è possibile, e che veramente, a volte, il tempo, gli anni che passano non contano niente. Quel che deve accadere accade, diceva una canzone.
L’ho accarezzata con lo sguardo un’ultima volta dall’aereo, vedendola diventare sempre più piccola, quasi una miniatura di se stessa, e mi sono chiesta come si possa non amarla. Come si possa restare indifferenti a lei, che abbraccia l’oceano. E ho ripensato a perché io abbia desistito, perché io abbia abdicato, rinunciando a vivere non li quanto a vivere del Portogallo, di quella lingua che amo e che è esteticamente bella, di quella cultura ricca e fiera, di quello sguardo costantemente puntato verso l’ignoto che è tipico del popolo portoghese, vivere di quei tratti tutti loro, del mare, della scoperta, del rimpianto. Ci pensavo con un po’di tristezza durante la cena col giovane scrittore e gli altri professori e critici, sentendomi così lontana da quel mondo che era mio, un tempo.
Ci pensavo, mentre assaporava la solita tristezza che mi prende quando sono sull’aereo e la guardo dall’alto, Lisbona. Mentre penso che vorrei andare in qualsiasi posto che non sia questo dove sono tornata adesso, mentre mi tenevo stretta la calma, il rilassamento mentale che lei mi ha dato e allo stesso tempo già mi preoccupavo per quello che avrei ritrovato qui. Succede sempre così: le ultime due notti che passo a Lisbona vado a letto e finisco sempre per sognare quello che mi aspetta in Italia: i problemi, le ansie, le dinamiche stanche e quasi ineluttabili che io rimetto sempre in moto.
Ci pensavo, mentre l’aereo ultrapassava le nuvole che coprivano l’azzurro forte del cielo di Lisbona. Che Lisbona ha brillato il giorno prima, nel giorno dell’addio.

Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 21:02 | link | commenti (5)
categorie: fuoco, si viaggiare, portugues, lisboa meu amor
martedì, 27 febbraio 2007

E' una giornata di sole. Ed è martedi.

Mi è venuta in mente, prepotente, Lisbona. Oggi sarei andata alla feira da ladra. Poi avrei passeggiato in su e in giù per la città, con la macchina fotografica al collo per farle un ritratto, per vederle gli occhi. Mi sarei fermata a qualche miradouro, a guardare il fiume. Probabilmente avrei fatto un giro alla FNAC, mi sarei immersa tra i libri, sognando di comprarli tutti e lamentandomi mentalmnte di quanto sono cari.

Avrei chiesto a Tiago di andare a prendere una birretta insieme, ce ne saremmo andati a qualche baretto scrauso, a parlare di politica, letteratura, cinema e musica. Al calar della sera me ne sarei andata alla cinemateca, o a qualche cinema dove fanno le seconde visioni...ma anche le prime, che comunque il biglietto è ancora umano. Poi al Bairro Alto con Quim, sicuramente.

Ai, lo so, sono ripetitiva. Ma mi riempie gli occhi. Il bianco di Sao Vicente e i colori dell'Alfama. La grazia della praça dos restauradores e l'anima nera del Rossio. Mi manca entrare nei bar dell'Alfama e sentire le gente parlare. Mi manca stare li a sentire la gente inveire contro il governo, lo scandalo della casa pia, quello dell' apito dourado (una specie di calciopoli), e via andare.

No, non sarebbe una vita perfetta a Lisbona. Ha i suoi grandi difetti. In certi momenti la odio per come si trasforma, e per le persone che la invadono. Io sono una donna gelosa. Molto gelosa. E guardo ai nuovi occupanti della città, a questi nuovi lisboeti che magari sono li per l'erasmus, come ho fatto io, e che pensano di averla già capita e che pensano di essere entrati in contatto con lei, come a dei pretendenti verso la persona amata. Li tengo a distanza, li guardo con sufficenza e credo che invece non la capiranno mai. Perchè lei è solo mia. Solo mia. Sono possessiva, ma noi ci apparteniamo.

E così, in questa giornata di sole, penso al sole che la bacerebbe. E come fa Mia con le sue stupende playlist, mi viene in mente una canzone, dedicata al martedi. E non solo.

É Terça Feira

É terça-feira
e a feira da ladra
abre hoje às cinco
de madrugada

E a rapariga
desce a escada quatro a quatro
vai vender mágoas
ao desbarato
vai vender
juras falsas
amargura
ilusões
trapos e cacos e contradições


É terça-feira
e das cinzas talvez
amanhã que é quarta-feira
haja fogo outra vez
o coração é incapaz de dizer
"tanto faz"
parte p´ra guerra
com os olhos na paz


É terça-feira
e a feira da ladra
quase transborda
de abarrotada


E a rapariga
vende tudo o que trazia
troca a tristeza
pela alegria


E todos querem
regateiam
amarguras
ilusões
trapos e cacos e contradições


É terça-feira
e das cinzas talvez
amanhã que é quarta-feira
haja fogo outra vez
o coração
é incapaz
de dizer
"tanto faz"
parte p´ra guerra
com os olhos na paz


É terça-feira
e a feira da ladra
fica enfim quieta
e abandonada
e a rapariga
deixou no chão um lamento
que se ergue e gira
e roda com o vento
e rodopia
e navega
e joga à cabra-cega
é de nós todos
e a ninguém se entrega


É terça-feira
e das cinzas talvez
amanhã que é quarta-feira
haja fogo outra vez
o coração
é incapaz
de dizer
"tanto faz"
parte p´ra guerra
com os olhos na paz  

                             Sérgio Godinho

[è martedi e la feira da ladra apre oggi alle cinque del mattino. E la ragazza scende i gradini a quattro alla volta, va a vedere dolori sottocosto, va a vendere giuramenti falsi, amarezza, illusioni, stracci e cocci e contraddizioni.

è martedi e dalla cenere, forse, domani che è mercoledi nascerà di nuovo il fuoco. Il cuore è incpace di dire "tanto è uguale", va alla guerra con gli occhi nella pace.

è martedi e la feira da ladra quasi straripa da quanto è piena. E la ragazza vende tutto quello che portava, baratta la tristezza per l'allegria. E tutti vogliono, rivendono, dolori, illusioni, stracci e cocci e contradizioni.

è martedi e dalla cenere, forse, domani che è mercoledi nascerà di nuovo il fuoco. Il cuore è incpace di dire "tanto è uguale", va alla guerra con gli occhi nella pace.

è martedi e la feira da ladra è finalmente tranquilla e abbandonata e la ragazza ha lasciato per terra un lamento che si erge e gira e ruota con il vento. e volteggia, e naviga, e gioca a mosca cieca, appartiene a tutti noi ma non si da a nessuno.

è martedi e dalla cenere, forse, domani che è mercoledi nascerà di nuovo il fuoco. Il cuore è incpace di dire "tanto è uguale", va alla guerra con gli occhi nella pace.]

 

Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 14:57 | link | commenti (5)
categorie: portugues, lisboa meu amor
sabato, 17 febbraio 2007

quando os nossos corpos se separaram olhàmo-nos quase a desejar ser felizes.

vesti-me devagar, mas o corpo a ser ridiculo. disse espero que encontres um homem

que te ame, e ambos baixàmos o olhar por sabermos que esse homem nao existe.

despedimo-nos. tu ficaste para sempre deitada na cama e nua, eu sai para sempre

na noite. olhàmo-nos pela ùltima vez e despedimo-nos sem sequer nos  conhecermos.                                                                                         

                                                                                                                       Josè  Luìs Peixoto

 

[quando i nostro corpi si sono separati ci siamo guardati quasi a desiderare di essere felici.

mi sono vestito lentamente, ma il corpo era ridicolo. dissi spero che incontri un uomo

che ti ami, e entrmbi abbassammo gli occhi perchè sappiamo che quest'uomo non esiste.

ci siamo salutati. tu sei rimasta per sempre stesa nel letto e nuda, io sono uscito per sempre

nella notte. ci siamo guardati per l'ultima volta e ci siamo detti addio senza nemmeno consocerci.]

 

Dedicated to l'attore, l'artista. Questa è tutta tua. Un giorno sarai protagonista di un post, lo so. Spero per te (e per me, obviously) che sia un post di belle parole.

Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 18:08 | link | commenti (1)
categorie: portugues, io e gli omini, io e l arte
martedì, 13 febbraio 2007

ABORTO & DICO

Dunque, l'altro giorno in Portogallo hanno fatto l'ennesimo referendum sull'aborto. Il referendum si riferisce alla depenalizzazione dell'interruzione volontaria di gravidanza. Ebbene si, miei piccoli lettori, l'interruzione volontaria della gravidanza in Portogallo è ancora reato. Se una donna volontariamente interrompe la grvidanza VA IN GALERA. Ebbene, il referendum sull'aborto era già stato convocato diversi anni fa, non mi ricordo ora l'anno preciso. Risultato. vinse il "no" (ovvero, manteniamolo reato). Risultato non vincolante, perchè non fu raggiunto il quorum.

Quando me ne stavo bel bella a farmi il mio stage in ambasciata d'Italia a Lisbona, si parlava di convocare nuovamente il referendum sull'aborto, anche perchè il governo al comando è socialista, l'opposizione di sinistra chiede una nuova legge a gran voce...Il referendum non venne convocato perchè in ballo c'era anche quello della costituzione europea e i tempi legislativi erano stretti e il referendum sarebbe caduto in estata e quindi sarebbe stato vittima di astensionismo.

Lo scorso 11 febbraio viene fatto il referendum. e indovinate un po? NON E' STATO RAGGIUNTO IL QUORUM!!!!

Ora io mi chiedo: come si fa? Come si fa? Non sto qui a discutere sul si o il no, sto discutendo su un paese (che amo profondamente, mannaggia la miseria) che non ha il coraggio delle proprie azioni, che non sa prendere una decisione, che gli fa fatica avere un'opinione su un qualcosa. Ma diamine, se uno ha un'opinione che la dica!!!accetto anche il no, ma esprimetevi!!! Che poi la posizione di chi si astiene io non riesco proprio a concepirla. Soprattutto su un argomento del genere.

Il Portogallo è noto per essere un paese profondamente cattolico (guasi guasi gni regali il vaticano...così sono contenti loro e ce ne liberiamo noi) e vagamente retrogrado. la posizione di avere l'aborto illegale nel 2007 è totalmente anacronistica. Anche perchè non chiudiamo gli occhi e non neghiamo l'evidenza: l'aborto viene praticato anche là dove non è legale. Ovviamente la salute di chi lo pratica è messa a rischio e ovviamente si crea una situazione di totale disparità di trattamento tra le classi sociali. Prendiamo il caso del Portogallo: ogni giorno c'è una folta schiera di donne che vanno ad abortire nelle cliniche spagnole di Bajadoz. solo che le donne che lo fanno sono quelle CHE SE LO POSSONO PERMETTERE. Così, una donna magari con problemi economici è costretta a tenersi un figlio che non vuole o non può mantenere.

Dire si alla depenalizzazione dell'aborto non vuole dire che tutte le donne debbano per forza abortire. Vuole dire che entro certi limiti (le 10 settimane, in Portogallo) c'è una possibilità di scelta. Quando dico che non capisco l'astensionismo e la posizione del no è per questo: se sei in un movimento di supporto alla vita fai pure. Tu non abortirai mai, ok. ma perchè vuoi negare la libertà di scelta ad un'altra persona? Qui non parliemo di vita e di morte, parliamo di diritti. E credo che una donna abbia tutto il diritto di scegliere. E invece si pensa che la povera cretina non sia in grado di scegliere, perchè la donna non ci arriva (eh, il maschilismo impera anche in Portugal). E poi c'è la classica idea che una gravidanza indesiderata una se la debba portare appresso come sorta di legge di contrappasso...Hai fatto un "errore" e ora devi pagare. Al di la di valutazioni morali o meno, io credo che la legge di depenalizzazione dell'interruzione volontaria di gravidanza sia semplicemente una seclta democratica, un riconosecere ua  capacità di giudizio e di raziocinio alle donne e un modo per non essere ipocriti. Perchè l'aborto clandestino c'è.

L'unica cosa buna di questo referendum è che per lo meno c'è stata una vittoria piuttosto marcata del "si" e visto che l'intesa parlamentare è trasversale, il governo portoghese promuoverà comunque la legge. Alla faccia degli astensionisti, di chi ha avuto paura di metterci la faccia o gli ha fatto fatica staccare il cuolo dalla seggiola.

E a proposito di diritti, controversi o meno, mi soffermo un attimo sui DICO (che hanno un nome che pare quello di un discount, ma insomma...). Non saranno stratosferici, ma io li ho trovati interessanti. Abbiamo assodato che in Italia, grazie a Razzo 16, i suoi predecessori e tutto ir cocuzzaro che gni sta dietro, non si può fare gli zapateri. Buono, mi creano questa legge che OGGETTIVAMENTE non dovrebbe essere attaccabile nemmeno dalla chiesa. E invece no. invece ci devono mettere bocca. Allora, punto primo: SE NON GIOCHI NON DETTI LE REGOLE!!!! C'è matrimonio, convivenza o cose simili nella sacra romana chiesa? No. E allora, visto che il problema non vi tocca, non pontificate sugli altri. Eh beh, ma poi di che parlerebbe Ruini e coNpagnia bella? La legge sui DICO non impone o obbliga nessuno a non sposarsi e a fare una convivenza. Chi si vuole sposare, in chiesa, in comune, dove vuole, può continuare a farlo. Anzi, bravo lui! semplicemente, perchè negare un sacrosanto diritto a chi per scelta o per ragioni ,che magari nemmeno dipendono da lui, non può farlo? Non mi sembra che una legge sulle convivenze tolga niente a nessuno. Al massimo aggiunge. E forse aggiungerà qualcosa anche a chi decide di sposarsi, perchè probabilmente vorrà dire che è un gesto ancora più ragionato, sentito come necessità nel profondo, una scelta che verrà fatta ancor meno a cuor leggero.

O vaglielo a spiegà a Razzo 16 e a Casini (scusate il termine) che, mi preme dirlo, da cattolico non può votare una legge del genere...ma da cattolico non ha avuto problemi a sposarsi, fare due figlie, poi divorziare e sposarsi di nuovo. 

Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 17:05 | link | commenti (5)
categorie: portugues, polemichina, quesitii
venerdì, 13 ottobre 2006

What I need...

                                   

La luce. Il fiume. Il cielo. I colori del Bairro Alto nel pomeriggio. Le merciarias aperte, i bimbi a giocare per strada. La sua decadenza di impero finito. Il suo essere all'avanguardia. Le mille nazionalità. Viso rivolto all'oceano e spalle all'Europa. Nessuno come Pessoa può descrivere cos'è il Portogallo.

Gli odori dell'Alfama. Svegliarsi al grido di "Ooooooooooooo Bruuuuuuunaaaaaa!!". Maledetta Bruna. A 9 anni  ti avrei già soppresso. E stattene un po'a casa tua invece di fare sgolate tua madre. Che sveglia me,  per altro.

I caffè e le serate con Tiago. Il buon Tiaguito. La briaca colossale presa al ristorante russo per il compleanno di Luís. Io che entro barcollando in ambasciata. I pomeriggi nel cortile dell'ambasciata con Giorgio. L'ambasciatore coi calzoncini che si monta il catamarano...tanto abbiamo gli stagisti. I 3 kalashinkov fatti bere a Daria (è astemia...). Zé Luís ed io seduti al Clube da Esquina a parlare del suo ultimo libro.

Il tramonto visto da Santa Catarina. La luce calda dell'alba in rua das Chagas. I pomeriggi alla praça do Carmo. Gli spettacoli e il panorama del Teatro Taborda. Miguel e la Comuna. Miguel e il Tejo Bar. Besame, besame Mucio...! La cinemateca Portoghese. Film meravigliosi e 2,50 euri. E senza dover fare tessere e tesseruccie del menga...Il biglietto è quella cifra irrisoria. E vedere tutta la retrospettiva su Pasolini...vedere Bunuel e Truffaut...Vedere film italiani che non passano in Italia...

Belem ed i suoi pasteis.

I concerti della Naifa al Santiago Alquimista...Gli Irmãos Catita, Jorge Palma, le sere da Chico, le notti matte con Quim. I dischi a casa di João, detta la piccola bottega degli orrori...I te allo zenzero, la nostra scarsa tolleranza, la spalla che ci offriamo a vicenda per piangere (e se comincia uno segue l'altro a ruota).  Anna e la sua ospitalità. Il nostro innamorarci costantemente dell'uomo sbagliato al momento sbagliato.

Le sette colline di Lisbona. decisamente meno dolci di quelle di Roma. L'elettrico 28. La Mouraria, la Feira da ladra, i vecchini infilati nelle tascas a bere vino al metanolo già dalle 8 del  mattino.

Il ponte 25 de Abril. Il Tejo. Il Tejo. Passerei ore a guardarlo. Si illuminano gli occhi quando lo scorgo da qualche vicolo. Il suo respiro. Il suo azzurro.

Ed i suoni. Le voci. Le parole. Quella melodia cantata che è la lingua portoghese. Infilarsi nelle librerie per ore. La mia meglio gioventù.

Decisamente è questa la mia droga.

Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 19:01 | link | commenti (7)
categorie: portugues, lisboa meu amor
martedì, 10 ottobre 2006

 

tenho uma estátua fluorescente da virgem
maria que me dá confiança e brilha à noite.
tenho os joelhos magoados. o calvário dos fiéis
devia ser menos árduo.
tenho trezentos e sessenta e cinco santos numa
caixa calendário daquelas em que cada dia
tem um chocolate.
tenho um lencinho branco onde limpo as
lágrimas enquanto assisto a uma vigília via tv
depois da minha última ceia de hoje.
às vezes quando o vapor é muito, tenho o
salvador no espelho. deito-me de consciência
limpa, não me esqueci das velinhas, nem de
deixar a moedinha na caixa, e o meu "livro de
orações" tem um delicioso cheiro a mofo.
dormirei o sono dos justos e talvez não acorde
quando o galo da minha vizinha cantar três
vezes e o meu senhorio o tentar apedrejar.
sinto-me bem e deus queira que consiga não
me masturbar.
ámen.

nuno marques
Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 22:19 | link | commenti (3)
categorie: portugues, io e l arte
sabato, 09 settembre 2006

Mi sveglio male. Parafrasando il buon Vinicio, ho fitte alla testa, memoria in rovina.

Festa al Forte Belvedere. Festa...Il solito lounge bar. Per me era più una scusa per rivedere le mie amichette con cui non uscivo ormai da mesi, causa lavoro forzato modello neGra. Per guadagnare il Forte ho dovuto parcheggiare a due Km di distanza, farmeli conseguentemente a piedi, affrontando una salita con pendenza del 30% circa. Quando sono arrivata in cima ho dovuto ossigenare per circa 10 minuti. meno male ho avuto la geniale idea di mettermi le scarpe bassa. Anche perchè coi tacchi ormai c'ho litigato. L'ultima volta che li ho messi penso sia stata in Calabria, qualche mese fa. Dettagli.

Non fai in tempo ad arrivare e noti che per bere dovrai attendere quelle due ORETTE  che ti fanno sempre piacere. Risolvi di guardare il panorama, che di per se è veramente bello. Et voilà, arrivano i due signorini di turno che attaccano un pippone di proporzioni colossali. Niente contro, eh. Ma dopo le domande (rigorosamente in sequenza) "ciao, come ti chiami, di dove sei, che fai nella vita e (perla!!) di che segno sei", avrei già voluto issare bandira bianca e dirgli "gioco il jolly". I wonder to my self could life ever be sane again. Ho sete. Devo recuperare altre due amiche. La musica è inascoltabile. Hang the blessed dj. because the music that they constantly paly IT SAY NOTHING TO ME ABOUT MY LIFE.  Mi scrosto dai due. Peccato che la mia amica stia ancora a ragionare con uno di loro. Mi tocca sorbire altre parole oseri dire piuttosto inutili. Ce la facciamo. Mi proietto al baretto. L'unica cosa valida pare sia il prosecchino. Anche perchè non mi va di bere una birra morta in partenza. l'alternativa è la cara vecchia caipirinha, ma l'ultima presa in Sant'Ambrogio  non era propriamente all'altezza della situazione. Sospetto che ormai a Firenze, nonostante i MILLANTA  brasiliani che ci sono, la caipirinha sia una cosa che va a morire. Per lo meno quella ben fatta. Occhieggio la cachaça: hanno la cachaça 51. Sarà anche la più bevuta al mondo, ma è chimica abbestia. E'una cosa improponibile. L'ultima volta che l'ho bevuta il mio stomaco (che comincia a risentire della gastrite nervosa, per altro) non se n'è profondamento giovato. E mi sono venuti due occhi rossi tipo drogata spenta. Il barista mi guarda e mi dice che non ha ghiaccio. Echemenefregaame, tanto bevo il prosecco. Il giovane torna con i due prosecchini richiesti. Praticamente un litro di prosecco a bicchiere. Io e la Bene pensiamo che almeno abbiamo investito bene i nostri 5 euri. Con il calore umano che sale il prosecco si riscalda. E il prosecco caldo non è propriamente gran che. Però tutto fa. Visto che la festa non è propriamente il massimo, almeno beviamoci su. La Patrizia sostiene che almeno ci si rifà gli occhi, che la festa è piena di belloni. Al solito io non ne vedo nemmeno uno a garbo, ma si sa che io sono un po' (troppo) selettiva.

E qui porrei alcune perle della serata:

Giovane: "bello il panorama, eh?"   Agne:"Si, effettivamente si." G.:"Lo sai che la settimana scorsa uno s'è buttato di sotto proprio da quel muretto?Io l'ho visto!!"   A.:"..."(silenzio pregno di significato).

G.:"Mi lasci il numero di telefono?No, sai, è che poi si muore..."  A(visibilmente esterrefatta):"Si, va bene tutto, ma ora mettersi a scomodare la morte pe' 'ste cazzate..."

Giustiman:"Qualsiasi idiota sarebbe riuscito a fare una festa bellissima in questo spazio...Loro sono riusciti a farne una....Una...Una...Bellina!!!"

Dario: "Guarda, che effettone!!stanno spruzzando la neve. La neve finta!!!". si alza e va a vedere. "Oh, è neve finta vera!!" A:"ma com'è la neve finta vera?" D.:"Eh...è quella che non cade."

A. e Bene metre si fanno i due Km a piedi per raggiungere la PuntoProletaria, passando in una strada strettissima, mentre deve passarci anche un fuoristrada. Guidatore:"Via fateci vedere come vi schiacciate benino al muro!"  A.:"se 'un ti levi ti schiaccio i'capo!"

Speriamo stasera si risollevino le sorti con videominuto...

 

 

Dr Bayard vou-me suicidar com Vicks

viver é sobreviver a uma criança constipada

a Aspirina não cura as dores da alma

a literatura inclusa não basta

ingerirei também rebuçados do Dr. Bentes

e pastilha Valda

Adilia Lopes - Os 5 livros  de versos salvaram o tio

Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 18:12 | link | commenti (2)
categorie: true life, portugues, are you scherzing, ripigliati, io e gli omini
venerdì, 21 aprile 2006

I VECCHI PARRUCCONI

Dopo una bella chiaccherata con la Laurinha, sono andata a consultare il sito della fira del libro di Torino. Già, perchè i due paesi ospiti d'onore quest'anno sono il Portogallo ed il Brasile. Da buona lusitanista (o portoghesista, come diceva il saggio) mi sono lasciata prendere dalla subitanea gioia. Bene bene, mi dicevo, finalmente si apre un po' il panorama sulla cultura e la letteratura portoghese, ignorata dai molti e bistrattata dai pochi, visto che è il paese ospite d'onore gli sarà riservato più spazio e finalmente verranno presentati anche autori nuovi, emergenti, o semplicemente verranno riscoperti autori che sono stati ignorati oin passato.

...

Ho visto il programma. Ed ho notato che ci saranno sempre le solite facce, mosse dai soliti vecchi parrucconi. Con tutto il rispetto, la letteratura portoghese non si farma a José Saramago. Che è premio nobel, si, ma esisterebbero anche altri autori. Ma voglio passare il Saramago della situazione...Chi ti invitano poi? Gli immancabili Mia Couto e José Eduardo Agualusa. Cristo santo, un plauso al presenzialismo!!Questi due non mancano mai! E io non li sopporto più. Innanzi tutto credo che esistano autori un po' più rappresentativi della letteratura angolana e mozambicana dei due signori sopra menzionati. E poi vabè, bravi, hanno scritto dei bei libri, li ho apprezzati, ma ora basta. Sono diventati ripetitivi. E non sopporto più questa loro attrazione (tipicamente europea, direi), per il magico e il misterioso dell'Africa. Cari miei, per quanto facciate i filantropi e gli africani, non vi scorre sangue d'Africa nelle vene. E sembrate veramente i primi europei che arrivavano in Africa e si stupivano di tutto. 

C'è modo e modo ti trattatre il "magico" ed il "meraviglioso". Anche Ungulani Ba Ka Khosa e Ondjaki utilizzano il magico ed il soprannaturale, ma in modo del tutto diverso. E basta dire che la lettratura aficana è tale se c'è questo richiamo all'animismo o alla magia! Ragioniamo ancora per stereotipi, profondamente razzisti, tra l'altro. E allora datemi un Pepetela, che sarà portoghese anche lui ma per lo meno s'è fatto la guerra d'Angola e riesce a spaziare tra i veri "motivi" della letteratura considerata africana. Almeno lui fa (o cerca di fare) un ritratto della società angolana, delle trasformazioni di un paese. Sono stanca di buonismi e storie abesonhadas. Non voglio nè sogni, nè benedizioni.

E per la sagra del visto e rivisto, del trito e ritrito, ecco a voi l'insopportabile Paulo Coelho che imperversa nello stand del Brasile, Miguel Sousa Tavares che ha scritto un bel libro ma te lo fanno uscì fuor dagli occhi e il buon Camané (per gli amici Canapè) a cantare un po' di fado. Niente contro Camané. Ma ogni tanto, contattare qualche altra persona?? Possibile che il Portogallo sia rappresentato solo e sempre dai soliti volti? Pare che in Portogallo abitino 5 persone: 3 scrittori e due fadisti.

Ma datemi qualcosa di nuovo, qualcosa che nutra il mio spirito e la mia anima, che mi appassioni, che mi ampli gli orizzonti!Ma datemi un altezzoso e vecchio Cesariny che mi parli del surrealismo, datemi uno scorbutico Lobo Antunes che tratta male chi gli chiede gli autografi (e con lui mi son mantenuta sul conosciuto), poratemi poeti come Aguiar, la Haterly, la Alidia Lopes! Dite qualcosa sul mio Mario-Henrique Leiria ed i suoi gin-tonic, portatemi l'ironia di Miguel Esteves Cardoso, fate cantare qualcun'altro che non sia Camané, risparmiateci il fado, o per lo meno portate anche chi lo ha innovato un po',  insomma, cambiate, diamo un'immagine differente del Portogallo.

Sono stanca di autori istituzionali, alcuni anche un po'sopravvalutati, esportati in Italia perchè "ormai son famosi" e perchè ci sono editori che hanno l'esclusiva e allora bisogna privilegiare questi invece di quelli. Sono stanca dei giochini politici anche in letteratura. Sono stanca di vedere queste accolite di parrucconi che decidono CHI fa la letteratura...E questa è la realtà che circonda la letteratura portoghese, specialmente in Italia. Poche teste che decidono CHI vende, CHI è importante, CHI traduce. Monopolio completo. e poi ci lamentiamo che non si va avanti.

Ha ragione la Laurinha quando si chiede chi è peggiore in questo campo, se l'italia o il Portogallo...

E non mi spiego perchè il mio amico Zé Luis Peixoto non sia nella lista dei fantastici autori presenti...Eppure, anch'egli, è diventato un must!

Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 11:20 | link | commenti (27)
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